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Rainer Maria Rilke: Lettere A Un Giovane Poeta. Citazioni Preferite In Italiano

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Author: Em@il Permalink Cast your vote for this topic Remove color and border from headers Printable version
Premise (Not printed if this snippet is included)Rainer Maria Rilke * : Lettere A Un Giovane Poeta  
I testi citati, comunque, seguono la edizione Adelphi sopra linkata, che acclude anche la "Lettera a una giovane signora" e "Su Dio": questi ultimi due testi vi occupano altrettante pagine che la Lettera ad un giovane poeta.This text has been included into projects that deal with similar topics: Citazioni e Note - Quotes & Footnotes

1.

Non vi lasciate dominare dall' ironia (...) e se vi sentite troppo in confidenza con essa, rivolgetevi allora a grandi e gravi oggetti, davanti ai quali essa si fa piccola e inerme. Cercate la profondità delle cose: fin laggiù l'ironia non scende mai - e quando sfiorate così il margine della grandezza, saggiate nello stesso tempo se questo modo di vedere nasca da una necessità del vostro essere. Ché sotto l'influsso di cose gravi essa o cadrà da voi (se è qualcosa d'accidentale) o s' irrobustirà (se veramente v'appartiene come innata) a serio strumento e s'allineerà nell' ordine dei mezzi, con cui voi dovete elaborare la vostra arte. (1)

2.

Rallegratevi della vostra crescita, in cui non potete portare alcuno, e siate buono verso coloro che rimangono indietro, e sicuro e tranquillo di fronte a loro, e non li tormentate con i vostri dubbi e non li sgomentate con la vostra fiducia o allegrezza, che essi non potrebbero comprendere (2) . (...) amate in essi la vita in una forma estranea e abbiate indulgenza per gli uomini che vanno invecchiando e temono la solitudine, in cui voi confidate. Evitate di aggiunger materia a quel dramma sempre teso fra genitori e figli; consuma molta forza dei figli e logora l'amore dei vecchi, il quale opera e scalda anche se non comprende. Non richiedete ad essi alcun consiglio e non contate su alcuna comprensione; ma credete ad un amore che vi viene serbato come un ' eredità, e confidate che in questo amore c'è una forza e una benedizione, da cui voi non avete bisogno di uscire, per andarvene molto lontano!

3.

che nulla ci accada di estraneo, ma solo quanto da lungo tempo oramai ci appartiene. Si sono già dovuti ripensare rovesciando tanti concetti di movimento, si imparerà anche a poco a poco a riconoscere che quello che noi chiamiamo destino esce dagli uomini, non entra in essi da fuori.  
Solo perchè tanti non assorbono e trasformano in sè stessi i loro destini finchè vivevano in loro, non riconobbero che cosa usciva da essi; era a loro così estraneo ch'essi credettero, nel loro terrore smarrito, che dovesse appunto essere ora entrato in loro, chè giuravano non aver mai ritrovato in sè cosa simile. Come a lungo ci si è ingannati sul movimento del sole, così ci si inganna ancora sempre sul movimento dell' avvenire.

4.

E se torniamo a parlare della solitudine, si chiarisce sempre più che non è cosa che sia dato scegliere o lasciare. Noi siamo soli. Ci si può ingannare su questo e fare come se non fosse così. E' tutto.

5.

Come possiamo dimenticarci di quegli antichi miti, che stanno alle origini di tutti i popoli? I miti dei draghi (3) , che si tramutano nel momento supremo in principesse; sono forse tutti i draghi della nostra vita principesse, che attendono solo di vederci un giorno belli e coraggiosi. Forse ogni terrore è nel fondo ultimo l' inermità, che vuole aiuto da noi.

6.

(4) Non chiamate "cosa troppo personale" ciò che voi m'avete recato. Solo un piccolo passo ancora, e sarebbe di nuovo la cosa più universale, definitivamente valida, il fondamentale della vita.

7.

(5) quasi ogni frase provoca dieci lettere - non chi si abbiano per ogni domanda (e che cosa non è qui domanda?) risposte da opporre, no, ma sono ben codeste le domande che sempre di nuovo sono state ricoperte da altre domande o (nel migliore dei casi) si sono offerte più trasparenti sotto l'influsso di altre domande che avevano in sè la propria luce; son codeste le grandi diastie di domande - chi ha mai saputo rispondere?

8.

Quanto nel Malte sta scritto, no, sofferto, è veramente solo questo, ripetuto e sempre da capo ripreso con tutti i mezzi e in tutti gli argomenti, questo: come è possibile vivere, se non possiamo affatto penetrare gli elementi di questa vita? Se perpetuamente siamo insufficienti nell' amare, nel decidere incerti e incapaci di fronte alla morte, come è possibile esistere?

9.

Chi sa, io mi chiedo, se noi non emergiamo sempre per così dire alle spalle degli dèi, e nulla ci separi dal sublime loro volto raggiante se non loro stessi, vicinissimi noi all' espressione agognata, sol trattenuti appunto poco dietro di essa.

10.

Ma prendete il Sovrasensibile. Intendiamoci che l'uomo fin dai suoi primissimi inizi ha figurato dèi, in cui qua e là solo la morte e la minaccia, la distruzione e la paura, la violenza, la collera, l'ossessione sovrapersonale, erano contenute, quasi affastellate in un denso intrico maligno: l'estraneo, se volete (6) , ma in tale estraneo in qualche modo è già implicita l'ammissione che lo scorge, lo sopporta, anzi che lo riconosce, per via di una certa misteriosa complicità e affinità: si era anche questo, solo che lì per lì non si sapeva come servirsi di questo lato della propria esperienza; troppo grandi erano quelle forze, troppo pericolose, troppo molteplici, crescevano oltre la nostra misura ad un eccesso di significazione; (7) era impossibile, accanto alle molte richieste dell' esistenza ordinata sul bisogno e l'attuazione, portar sempre con sè anche tali immani ed inafferrabili "contorni".

11.

A poco a poco ella avvertì che nelle chiese Dio ci lascia in pace, che non chiede più nulla; si potrebbe pensare ch'egli non ci fosse, non è vero? (8)

12.

io so che la sottomissione mena più lontano dell' opposizione; essa svergogna ciò che è usurpazione e contribuisce indicibilmente a glorificare la giusta potenza.  
Il ribelle si protende fuori dell' attrazione di un centro di potenza e forse gli riesce di abbandonare tale campo di forza; ma, là oltre, egli si ritrova nel vuoto e deve ricercarsi una altra gravitazione, che lo assuma nella propria sfera. E questa è di solito ancora meno legittima che quella di prima. (9)
Text footnotes
(1) Questa apparente indisposizione di Rilke verso l'ironia, o il keep smiling, non credo abbia tanto la natura di una avversione preconcetta, quanto l'intenzione di saggiare una vocazione che troppo facilmente, allorquando falsa o parzialmente inautentica, si può presentare sotto le troppo convenienti e facili vesti del talento umoristico.  
Al tempo stesso la tematica dell' accedere intenzionalmente a qualcosa di grave ha un che del viaggio sciamanico in altre dimensioni, le quali non si deve attendere necessariamente che sia la vita ad imporcele onde visitarle e sondarle con la nostra empatia. Traslato dal campo delle calamità, siamo al be prepared trasposto in campo artistico; be prepared che è anche, assai appropriatamente, motto degli scout: infatti se come scrisse Hemingway per essere un grande artista "occorre una infanzia infelice", allora cosa c'è di più appropriato per un artista che far proprio il motto che altra gioventù impiegherà nei campeggi, onde impiegarlo per farsi scout dell' animico?  
Infatti non devi giammai credere che, in attesa delle visite della sciagura (che comunque non mancheranno), le sciagure che accadono agli altri non ti riguardino: ti riguardano eccome se, come scrisse Seneca: «Devi sapere che sei esposto a colpi d'ogni sorta, e che i dardi che altri hanno trafitto sono sfrecciati vicino a te. Come se tu assaltassi le mura di qualche città fortificata, o male armato tu stessi scalando una fiera posizione tenuta da un potente nemico: aspettati d'esser ferito, e sii certo che i giavellotti che vibrano dattorno a te nell' aria, le pietre e le frecce e le lance che volano, sono tutti egualmente intesi a cogliere anche la tua persona. E quando qualcuno cadrà accanto a te o dietro di te colpito, esclama: "Fortuna, non mi ingannerai, nè piomberai su di me inattesa trovandomi impreparato: hai colpito qualcun' altro, ma ho compreso molto bene\ che volevi anche me."»  
 
«Vis tu scire te ad omnis expositum ictus stare et illa quae alios tela fixerunt circa te uibrasse? Velut murum aliquem aut obsessum multo hoste locum et arduum ascensu semermis adeas, expecta uulnus et illa superne uolantia cum sagittis pilisque saxa in tuum puta librata corpus. Quotiens aliquis ad latus aut pone tergum ceciderit, exclama: 'non decipies me, fortuna, nec securum aut neglegentem opprimes. Scio quid pares: alium quidem percussisti, sed me petisti.»
[ndr]
(2) Istruzioni per un Eroe: levati il vizio di pensare di poter convertire il mondo, o anche solo una parte di esso - la piccola polla nella quale tu sguazzi. Non accadrà. Sii quello che sei, vincendo il tuo vizio tipico di voler rendere come te anche gli altri. Non possono; e se insisti troppo nemmen capiranno sol perchè hai insistito e, per esser certi di non sbagliare, ti prepareranno la cicuta. [ndr]
(3) Mi sono spesso interrogato sul perchè il rettile si sia così spesso configurato come emblema idealtipico del male sapienzale: il serpente biblico, in primis; che poi, in una specie di escalation verso la gigantomachia, si evolve in una tipologia di rettile assai più singolare ovvero l' uroboro; e che poi in Cina diviene il Drago celestiale - per quanto poi il drago, nella sua apparente qualità di rettile fattosi più regale, compare anche nella iconografia cristiana * . Di rimando in rimando si arriva facilmente a immaginare che i veri antenati e prototipi ispiratori del rettile in forma di drago (sub specie draconis, verrebbe da dire - e saremmo ricaduti appieno addentro alle conclusioni di Rilke in questo passaggio) fossero in epoca antidiluviana i dinosauri (dal greco deinos sauros, cioè: formidabile lucertola; il che ci rimanderebbe a quello smagliante verso di Garcia Lorca: «tu lucertola, goccia di coccodrillo» - abbiamo appena scalfito questa superficie, ed una intera fauna ci si fa subito incontro) poichè solo loro, solo i dinosauri, posson somigliare davvero ad un drago; eppure, cosa potevano sapere di questo passato stra-remoto, di questa primissima Thule del male, di Triassico e Cretaceo, le antiche epoche cinesi e cristiane che, immaginando draghi, nulla detenevano quanto a cognizioni archeologiche e paleontologiche?  
Eppure il mito del rettile come entità sovrannaturalmente indecifrabile continua ad ispirarci: si veda ad esempio quel singolare e sinistro, inesplicabile racconto di Lovecraft * intitolato The Nameless City, con le sue catacombe di rettili in abiti principeschi. [ndr]
(4) Da qui in poi le citazioni pertengono a: "Lettera a una giovane signora". [ndr]
(5) Da qui in poi le citazioni pertengono a: "Su Dio". [ndr]
(6) Quanto all' estraneo, e alla sovrabbondante letteratura sul "doppio", si potrebbero trovare utili anche le citazioni in tema dall' opera di Alberto Savinio Maupassant E "L' Altro" [ndr]
(7) Mi permetto, per inciso, di suggerire su questo tema le mie modeste osservazioni nel saggio: Sia Nulla, E Il Nulla Fu. [ndr]
(8) Questo solleva in me un inevitabile riferimento biografico. Avevo vent' anni, e sentii il forte desiderio di pregare, sebbene per nessuna ragione plausibile. Pensai tuttavia che plausibile fosse, invece, entrare in una chiesa a tale scopo. Probabilmente fui sfortunato, perchè si era in epoca prenatalizia e presso l'altare stava un enorme bambin Gesù, alquanto grottesco quasi fosse un immenso balocco esposto alla vista se non al ludibrio degli astanti: trovai questa enorme bambola ripugnante; poche persone di età assai avanzata cantilenavano in maniera che mi parve leggermente ossessiva. Mi aggirai per un po' barcolando alla ricerca di un angolo che sembrasse prestarsi al raccoglimento, quando un govane sacerdote mi avvicinò e mi chiese cosa cercassi poichè, mi disse, "lei sembra una anima in pena". Non so se pentirmi della risposta che diedi, che lo raggelò e lo lasciò senza parole mentre uscivo, o se risposta non era ma bensì messaggio ultraterreno; comunque la profferii spontaneamente, con umile sincerità e senza alcun tono di livore, e venne fuori così: "No, volevo solo pregare: ma vedo che questo non è il posto adatto".  
Perdonami, parroco, se questa risposta ti ha fatto male: dopo tanti anni, qui dove tu non mi senti più dopo avermi sentito, io ti dico: non era davvero nelle mie intenzioni. [ndr]
(9) Dike: nulla prova di più l'esistenza di una giustizia divina, che il non fare nulla di mundano per ristabilirla.  
Viene a mente a tal proposito il testo di Plutarco * su I Ritardi Della Punizione Divina, e che assai appropriatamente viene proposto nella edizione Adelphi assieme all' altro testo (sempre di Plutarco) intitolato: "Il Demone Di Socrate".  
Infatti entrambi gli scritti terminano con una visione dell' oltretomba, il cui nesso con le problematiche filosofiche sollevate nelle loro prime parti non è affatto chiaro - o quantomeno non viene enunciato. Sincope strana, e che secondo me, data la profondità di pensiero e l' erudizione di Plutarco, non può essere una doppia svista ma potrebbe piuttosto significare questo: se vuoi penetrare e solvere i dilemmi di una cosa concreta come la giustizia, devi prima familiarizzarti con i problemi di una cosa immateriale quale l' Aldilà.  
Perchè se tu davvero vuoi capire i funzionamenti e le disfunzionalità della giustizia (divina e non), allora sappi che essa non si renderà a te comprensibile se prima non comprenderai il senso fenomenologico dell' oracolo e del sogno. In effetti, entrambi gli insiemi hanno una cosa in comune: rinvenire quella verità che si nasconde, che la giustizia chiama prova e situa nel passato, e che il sacerdote di Delfi * (Plutarco lo era) chiama vaticinio e situa nel futuro; stessa cosa sono: e chi non distinguerà il vero dal falso nelle centurie e nei REM onirici, non sarà equipaggiato nemmeno per dirimere il giusto dall' iniquo. [ndr]
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