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Alberto Savinio: Maupassant E "L' Altro". Citazioni Preferite.

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Premise (Not printed if this snippet is included)Alberto Savinio * . Maupassant E "L' Altro"  
(Nota: biografia di Guy de Maupassant)This text has been included into projects that deal with similar topics: Citazioni e Note - Quotes & Footnotes

1.

l'uomo di qualche levatura non è "completo" se non è duca o eccellenza, conte o commendatore, professore o cavaliere; e se tale egli non è viene a trovarsi nella condizione di quel personaggio di Wells che aveva perduto il suo peso specifico, e per timore di partire in cielo come un palloncino da bambini, usciva di casa con una valigia per mano piena di sassi. (1)

2.

Un jeu subtil tra padre e figlio, nel quale un figlio fa da padre al proprio padre. (...) Quando cadrà dal costume questa bestiale, questa ridicola ricerca del padre? (...) Guy sentiva il peso, il vergognoso peso di un padre. (...)  
La somiglianza molte volte è acquisita (...) La somiglianza viene per simpatia, per fedeltà, per devozione, per discepolismo (...) La somiglianza acquisita è un omaggio all' uomo che si ama, che si ammira, che si rispetta. Più profondamente, la somiglianza acquisita è il tentativo di diventare simile a colui che si ama, che si ammira, che si rispetta - non esclusa la metafisica speranza di confondersi con lui e diventare lui. Ci sono oltre ciò fenomeni di somiglianza collettiva. nella nostra epoca di dittatori, molti devoti si studiano di somigliare a Napoleone III, a Giulio Cesare, ad Alessandro (...)  
Guy de Maupassant non si contenta di aver allontanato da sè suo padre (non sono i padri che devono stare vicino ai figli: sono i figli che devono stare vicino ai padri: sono i padri che hanno bisogno della paternità dei figli) ma gli consacra anche quell' odio oscuro, sottocosciente al quale Freud ha dato un nome ispirato dalla storia di tebe. E' dunque per non essere parricida che Guy si è allontanato da suo padre? Questa indifferenza è forse una precauzione e un atto di delicatezza (2)

3.

La parola tombale usata in questi contorni mi è stata suggerita da un racconto dello stesso Maupassant, Les Tombales, nel quale è illustrato uno speciale tipo di prostituta che non pratica la retape sui marciapiedi, ma più proficuamente nei camposanti vestita da vedova e ai piedi delle tombe. (3)

4.

Tutto il male che inferma il mondo, e genera ogni genere di crisi, e fa scoppiare le guerre, e rende necessarie e "salutari" le rivoluzioni: tutto il male nasce dall' accumularsi degli estetismi, ossia dall' accumularsi dei residui delle sopravvivenze che a poco a poco compongono enormi sedimenti di cose inattuali, di cose false, di cose morte; di corpi estranei rimasti nell' organismo della vita attuale, di contraddizioni e d'impedimenti alle presenti leggi della vita (...) e le sopravvivenze di cose morte non sono soltanto letterarie, ma sono filosofiche, sono astronomiche, sono politiche, sono sociali, sono ideologiche, sono mentali; e il pericolo degli estetismi appare nella sua immensa gravità quanto si pensi che il mondo è ingombro attualmente di sopravvivenze che lo intossicano e ne paralizzano il funzionamento; ossia di organizzazioni sacerdotali che avrebbero dovuto scomparire alla fine del sistema tolemaico, di organizzazioni statali che avrebbero dovuto scomparire alla fine degli imperi teocratici, di forme monarchiche che avrebbero dovuto scomparire alla decapitazione di Luigi XVI (...) Il mondo è ingombro di cose che hanno perduto ogni senso, ma credono di possederlo ancora. (4) (...) Che più? La massima parte degli uomini vive tuttora in una mentalità schiettamente tolemaica, e come se la rivoluzione mentale operata dal sistema copernicano non fosse mai avvenuta. (5)

5.

«Piantiamo questo ramicello e l'anno prossimo troveremo tanti piccoli Maupassant». Ecco una nuova versione del mito di Cadmo * . Una versione da dottor Calligari * .

6.

Avete notato che i contes di Maupassant danno la stessa impressione di chiuso, di "non poter scendere" che danno gli scomparti ferroviari? (...)  
Questi racconti rapidi sono fatti per essere letti in treno. I critici letterari, anzichè perdersi nei problemi di forma e contenuto, dovrebbero dedicarsi a ricerche meno sciocche, come di stabilire la analogia tra il ritmo dell' opera letteraria e il ritmo del mezzo di trasporto. L' Iliade si muove con l'andatura del carro, l' odissea con l'andatura della nave a vela, L' Orlando Furioso con l'andatura del cavallo; ed è certo che queste medesime opere letterarie si muoverebbero con passi diverso se fossero state scritte al tempo della trazione a vapore. (6)

7.

L' isolamento in cui venne a trovarsi Maupassant è da imputare alla madre di lui. Essa stessa preparò Guy a quell' isolamento. Non sono le madri del resto, non sono le madri stesse che con il loro amore eccessivo, con la loro gelosia ingorda, con le loro cure troppo assidue ispirano l'odio ai loro figlioli per le altre donne, e l' indifferenza, il disprezzo, e sopratutto il sentimento che le altre donne sono inutili? (...)  
C'è nel sogno della madre anche un sogno del demiurgo: un sogno che trascende i limiti fisici della maternità.  
la madre sogna di fare del proprio figlio il modello degli uomini, il massimo uomo, l'uomo per eccellenza. Sogna di farlo tale essa stessa. Sogna di "fare" suo figlio anche spiritualmente, anche moralmente, anche intellettualmente, dopo che lo ha fatto materialmente. In fondo al suo sogno questa è la vera formazione cui aspira la madre. Formazione tanto più grande, in quanto essa si esalta dell' idea della missione. Missione segretissima e ignorata le più delle volte dalla madre stessa. Missione sfortunata e che la madre ben di rado riesce a portare a compimento. Missione radicalmente disperata e che quasi sempre si risolve in fallimento. Missione contraria alle leggi della vita - alle vie della vita. Il figlio sfugge alla madre - non di proposito, non deliberatamente, nè tanto meno per avversione, ma perchè così vogliono le vie della vita: la madre rimane a mani vuote, tese le braccia in un gesto vano, come una Niobe * colpita non dal dolore, ma dalla delusione tanto più crudele del dolore. E se la madre mirasse soltanto al suo sogno di madre, se avesse il coraggio di seguire "soltanto" il suo sogno oscuro e profondo, essa preferirebbe la sorte della Niobe e piangere sul figlio morto, piuttosto che vederlo allontanarsi sano (7) e tranquillo, e immergersi nella luce di un suo proprio destino. (...)  
Da quando la signora Maupassant ha deliberato di fare anche da padre a suo figlio, essa non tollera ingerenze in queste sue mansioni suppletive. Padre e figlio non si vedono quasi più. La terribile madre monta la guardia davanti al "suo" Guy. Essa crede probabilmente di comportarsi secondo giustizia, ma in verità non fa se non obbedire ad un sentimento bestiale.

8.

Ci sono più modi di essere padre. Escluso il modo zoologico, rimane il modo morale, il modo spirituale, il modo intellettuale.

9.

Talune forme di deterioramento dell' organismo umano noi continuiamo per abitudine, per inerzia, per genericità a chiamarle malattie, le quali sono in effetti vere e proprie sostituzioni; e se un organismo cede, è perchè l'organismo sostituente vince. Alcuni organismi umani hanno questa natura, hanno questa destinazione di asili, di alberghi, di ostelli per qualche cosa che deve venire di fuori e prendere sede in essi come un ospite inatteso e imperioso.

10.

Francesco Tassart, il cameriere fedele, ha ordine di non lasciar entrare nessuno mentre il padrone lavora.  
Maupassant si volta e vede la sua propria persona entrare nello studio, la vede venire a sedersi al tavolo di fronte a lui, poggiare la testa alla mano e mettersi a dettare quello che lui scrive.

11.

E ora all' improvviso egli scopre che Maupassant è Mauvais-Passant. Scopre che Maupassant è il Mal-Passante (...) Maupassant scopre che Mallarmé * è il Male Armato, e per anticipazione scopre anche il titolo che un giorno Apollinaire * darà a sè stesso: Le Mal-Aimé. Tutti compagni ormai. Ecco stabilita la grande parentela.

12.

Tanto vero che da trentacinque anni sono che per la prima volta io lessi Ecce Homo * , la definizione [data da Nietzsche di] di Maupassant mi è sempre rimasta ferma e chiara nella mente; nè so da quel tempo pensare Maupassant e non pensare assieme: "un vero Romano". Più giovane e inesperto, cercavo la spiegazione di questa definizione. Più vecchio ed esperto, ora non la cerco più. E tanto più questa definizione mi riesce chiara, forte, esplicativa. (8)

13.

Il clamore attira come attira la luce e soprattutto il brillio. La stessa ragione è nei gioielli. La donna s'ingioiella perchè il gioiello (il brillio) attira (...) Donna ingioiellata si può chiamare altrimenti «donna clamante».

14.

Naturale compenso alla ignavia della Académie, che non ha provveduto a consacrare Maupassant immortel. Anche Balzac, Flaubert, Zola sono rimasti fuori dell' Accademia. (9)
Text footnotes
(1) Il Wells cui si riferisce è Herbert George Wells * .  
Questa osservazione dei titoli professionali, nobiliari od accademici che vengono impiegati per conferire peso a chi altrimenti non ne ha e impedirgli di vaporizzarsi in cielo con conseguenze non maggiori di quelle d'una voluta di fumo, mi ricorda la osservazione di alcuni testi Zen (mi pare riportata da Suzuki * ): «Un uomo vero senza titoli». In pochi si appagano di possedere questo come "titolo" - quasi che non fosse possibile (e non fosse anzi esperienza tutt'altro che peregrina) disporre e di una cultura acquisita e di una profondità d'animo nativa equivalenti a quella conferita da svariati titoli; con ostinazione si insiste a presumere che non possa sussistere alcuna vera cultura e alcuna autentica profondità d'animo se essa non viene prima certificata da un qualche Circumlocution Office: eppure è fenomenologia risaputa il vedere che l' assegnazione di tali titoli, e specificatamente di quelli accademici, avviene in quanto certifica lo studio di una certa mole di autori, autori i quali tipicamente condividono esattamente questa caratteristica: e cioè che quelle accademie, che adesso di quegli autori fanno oggetto di corsi di laurea, a quegli stessi autori i titoli glieli avevano precisamente ed ostinatamente negati. Le accademie studiano, e fanno profitti, usando come materiale le pietre di inciampo che esse hanno dapprima rifiutato: e io lo chiamo cannibalismo, codesto.  
Ed è drammaticamente sbagliato pensare che chi accede al sapere attraverso il percorso della iniziazione superna (Fernando Pessoa argomenta convincentemente in merito alle due iniziazioni) possa poi anche aggiudicarsi quella umana (non la definirò inferna), e che se dunque nol fa sarebbe questa una prova concalamata della sua inferiorità: infatti riconscimento celeste e riconoscimento terrestre sono due strade incompatibili, perchè come è evangelicamente noto nessuno può servire a due padroni - se piaci all' uno, non puoi piacere anche all' altro.  
Ci troviamo dunque in una condizione non dissimile da quella denunciata dal Rabbi meno titolato di tutti, Gesù Cristo:
«45 Uno dei dottori della legge intervenne: «Maestro, dicendo questo, offendi anche noi».  
46 Egli rispose: «Guai a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li spostate nemmeno con un dito!  
47 Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, che i vostri padri hanno ucciso.  
48 Così voi approvate le opere dei vostri padri e dimostrate d'esserne i degni figli: infatti essi li uccisero, e voi gli costruite i sepolcri.  
49 Per questo la sapienza di Dio ha detto: manderò a loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno;  
50 perché sia chiesto conto a questa generazione del sangue di tutti i profeti, versato fin dall'inizio del mondo,  
51 dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l'altare e il santuario. Sì, vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione.  
52 Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scienza. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l'avete impedito».»  
(Luca 11)
Eppure, di titoli ne abbiamo tutti non solo quanti ne bastano, ma disponiamo del titolo migliore di ogni altro:
«Dal momento che nessuna signora o gentiluomo che voglia sollevare una legittima pretesa ad una educazione raffinata potrebbe in alcun modo simpatizzare con la famiglia Chuzzlewit senza prima averne accertato la antichità del lignaggio, è con grandissima soddisfazione che posso rendervi noto ch'essa discende accertatamente e per linea diretta da Adamo ed Eva. Se dovesse mai esser lamentato o millantato da persone malevoli che un qualsiasi Chuzzlewit, in un qualsiasi periodo della sua storia familiare, abbia dispiegato un oltraggiosamente ridondante orgoglio familiare, sicuramente questa veniale debolezza sarà considerata non solo condonabile ma finanche commendevole, quando l'immensa superiorità di tal Casato e della sua antica e venerabile origine verrà presa in debita considerazione.  
E' certamente motivo di grande soddisfazione che così come nella famiglia più antica di cui sia disponibile un ricordo fossero presenti tanto un vagabondo quanto un assassino, similmente non saremo mai smentiti nelle nostre investigazioni addentro al passato di altre famiglie allorquando vi rinverremo innumerevoli riproposizioni dei medesimi personaggi. Invero, potrebbe esser statuito come principio generale che più è antico un Casato, più sono ampi l'ammontare del suo vagabondaggio e violenza; perchè nei tempi antichi questi due passatempi, combinati con una sana eccitazione e la promessa di poter tramite d'essi riparare ai rovesci della fortuna, furono i più nobili conseguimenti e le più salubri attività ricreative che hanno garantito la qualità delle nostre Terre.»  
(Charles Dickens: Martin Chuzzlewit)
[ndr]
(2) Si noti che la derubricazione del padre a figura più o meno velatamente detestabile, è di solito un mero portato della venerazione della madre come figura più o meno apertamente idealizzata. A questo punto, la cumulazione dei due effetti edipici esita invariabilmente in conseguenze catastrofiche: poichè non ha alcun senso realmente emancipativo sottrarsi alla ombra dei patriarchi solo per consegnarsi esponenzialmente a quella delle madri. [ndr]
(3) Non ho letto, o non ricordo, questo specifico racconto di Maupassant, ma dubito che si riferisca ad una prassi erotica - appare assai più probabile, invece, che si riferisca alla figura della vedova inconsolabile la quale piange il marito che ha tradito in attesa di incassarne la eredità, e di tradirlo di nuovo appena rincasata.  
In effetti, tale prassi è unisex: mogli e mariti assai compianti, e con i quali spesso si son trascorsi decenni, vengono rimpiazzati nel giro di un pugno di giornate - anzi si potrebbe davvero dire che non si perde l'occasione per esser tempestivi (il vantaggio marginale ha un ruolo in economia, e nessun buon padre o buona madre di famiglia può esimersi dal perseguirlo, se vuol esser nomato/a tale) ed iniziare la ricerca subito: durante la cerimonia funebre stessa.  
 
La idea, quantomeno, di lasciar dignitosamente trascorrere un anno di lutto appare fatalmente demodè ed insopportabilmente moraleggiante per coloro che, avendo molto amato, debbono affrettarsi ad amare ancora - chicchessia; e anche quando non fosse chicchessia ma dovesse questo nuovo grande amore corrispondere ad alcuni requisiti inflessibili o altamente specifici, non si mancherà di imbattersi in questo curioso fenomeno: che per quanto inflessibili e specifici, tali requisiti temporalmente saranno rinvenuti assai presto e, cosa ancora più strabiliante, spazialmente nel di solito piuttosto ristretto circolo delle proprie conoscenze più dirette. E poche volte si vedono connotati così stringenti lasciarsi rinvenire così liberamente, per non gridare al miracolo.  
Questo è quanto valiamo moralmente noi - noi e i nostri sedicenti "grandi" amori. [ndr]
(4) Osservazioni pertinenti, per quanto pericolose: la tentazione di liquidare gli esseri umani per sbarazzarsi dei residui storici è sempre stata presente nella storia, e non ha mai portato alla liquidazione dei residui storici ma soltanto dei loro substrati umani senza nulla risolvere in merito all' obbiettivo dichiarato. [ndr]
(5) Vero, ma soggetto al medesimo tipo dei suddetti fatal fraintesi: per rilasciare le zavorre mentali non basta acquisire il titolo di scienziato ateo; è infatti non solo possibilissimo ma anzi è la norma che quanto più una persona, per volersi copernicana, si fa riduttivista, tanto più nel suo riduttivismo si rivela ottusa e preconcetta quanto il più atavico e retrivo dei sistemi tolemaici. La impermeabilità mentale è ecumenica, ed Einstein stesso era certo della sua infinità. [ndr]
(6) Quando i ritmi si interiorizzano, e si fanno battelli nel pelago del pensiero, si arriva a sentire non i ritmi nell 'opera, ma nel sangue, nel pulsare delle sistole e diastole, nel polso del mitologema:
«Ho conosciuto i fiumi.  
Ho conosciuto fiumi antichi come il mondo e più vecchi del  
flusso del sangue umano nelle vene umane.  
La mia anima è divenuta profonda come i fiumi.  
 
Mi bagnai nell'Eufrate che l'albe eran giovani.  
Costruii la mia capanna sulla riva del Congo che mi cullò nel sonno.  
Vidi il Nilo e v'innalzai su le piramidi.  
Ascoltai il canto del Mississippi  
quando Abe Lincoln discese fino a New Orleans,  
e vidi il suo corso melmoso indorarsi al tramonto.  
 
Ho conosciuto i fiumi:  
Antichi fiumi oscuri.  
 
La mia anima è divenuta profonda come i fiumi.»  
(Langston Hughes)
(7) Sano: si apre qui ancora una volta quello spiraglio, perpetuamente intento a lampeggiare per subito richiudersi, da cui lo psicosomatico insiste ad appellarci rilasciando misteriose allusioni - quelle stesse allusioni talmente misteriche epperò al tempo stesso tanto frequentemente rinnovate che indussero Freud a riflettervi sol per poi rinunciare a scrivervi delle opere al riguardo, combattuto e lacerato fra la continuità delle allusioni che riconosceva tanto reiterata quanto al contempo viziata da una apparente inconsistenza; epperò: Un'infanzia difficile? Da grande respirerai male. [ndr]
(8) Ha ragione: la definizione che Nietzsche dà di Maupassant quando lo ricapitola nella locuzione «Maupassant: un vero Romano», è definitiva, finale, conclusiva.  
Difficile dire perchè, difficile capire come mai risuoni così vera - poichè è del tutto ovvio che Maupassant non era Romano (e men che meno nella accezione nietzscheana di: antico Romano), ma semmai Bretone. Sarà mica perchè: "Omnis Gallia divisa est in partes tres"? [ndr]
(9) Sarebbe l'ora - e lo è da un pezzo - di chiuderla, una Accademia così; ogni Accademia così. E tutte le accademie son così, o non sarebbero accademie. [ndr]
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