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Simbologie Massoniche: Tavola Di Istruzione Rapida Con Cenni Storici Insoliti

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Author: Em@il Permalink Cast your vote for this topic Printable version
Premise (Not printed if this snippet is included)Si tratta di un lavoro relativamente semplice (almeno per il mio standard), che non cita i rituali, e che si attiene a elementi peraltro largamente noti su ampia pubblicistica rinvenibile in qualsiasi libreria (che la massoneria abbia "segreti", è una leggenda urbana), ma che poteva meritare di sintetizzare considerando come la pletora di tale pubblicistica talora fornisca anche indicazioni bizzarramente erronee.  
 
Potrebbero esserci inesattezze? Forse, ma è più probabile che vi siano piuttosto riflessioni rituali talora desuete anche per i Massoni stessi che occasionalmente hanno una tendenza ad accomodarsi su spiegazioni gerarchiche o banalizzanti che gli risparmiano di doverne escogitare di migliori: ma la Massoneria non si ricapitola in valutazioni gerarchiche, e non ha senso vedere dei buoni sentimenti in parole come Tolleranza solo perchè non si sa cosa altro vedervi.
Nel tracciare una tavola sui Simbolismi di Loggia, mi sono dovuto necessariamente porre due domande.  
La prima, come limitare un campo che tutti sappiamo potenzialmente immenso, senza per questo cadere, a forza di limitarlo, nella tavola monografica. I simboli della Loggia si declinano al plurale!  
 
La seconda, come affrontare la tavola cercando di renderla non solo speculativa o soggettiva ma, se possibile, anche utile e, se non oggettiva, almeno un pochino istruttiva.  
 
La soluzione che ho adottato è la seguente: ho riletto tutti i nostri rituali (o almeno quelli a mia disposizione), effettuando una panoramica sui loro aspetti più caratteristici. Ho fatto questo notando anche alcune variazioni ufficiali nei rituali che sono occorse negli anni.  
Ho quindi isolato dagli aspetti che mi parevano più caratteristici, le istruzioni che li accompagnavano. Di queste istruzioni, molte sono rispettate, altre sono come cadute in desuetudine (o forse solo pragmaticamente tralasciate in occasioni più informali, come quando si concede che un Fratello entri in forma non rituale).  
 
Spero che possa comunque risultare interessante vedere come da una rilettura dei nostri Rituali si possano ricavare riflessioni non solo simboliche ma anche utili ai fini della educazione muratoria.  
Aggiungo solo che quando, rileggendo un rituale, mi sono accorto di alcuni aspetti andati in desuetudine o modificatesi nel tempo, non li ho ripresi e sottolineati in questa tavola con lo scopo di suggerire un approccio formalistico ai rituali. Piuttosto, nel rileggerli, mi sono sorpreso nel vedere come, durante la loro evoluzione, cosi tanti simboli si sono avvicendati in combinazioni così affascinanti che io stesso avevo come dimenticato.  
 
Cominciamo da cosa è una Loggia.  
Il luogo in cui si trova la Loggia si definisce come Geografico in camera di Apprendista, Geometrico in camera di Compagno, e Geodetico in camera di Mezzo.  
Cioè questo luogo dove si trova la Loggia è in una circostanza (camera di Apprendista) qualificato come lo sarebbe una area fisica su una mappa (geografico), in un' altra circostanza (camera di Compagno) è suscettibile di essere qualificato come una entità matematica (geometrico) e infine sempre lo stesso luogo in una altra circostanza ancora (Camera di Mezzo) è qualificato come un luogo cosmico (geodetico, cioè che segue le linee geodetiche su una sfera planetaria).  
Tale luogo è dunque innanzi tutto un luogo metaforico, che è dovunque (mappa, matematica, cosmo) e in nessun luogo al tempo stesso: è infatti possibile, in linea teorica, aprire una Loggia ovunque a patto che siano presenti sette Maestri, tracciando il quadro di Loggia se necessario sulla sabbia o sulla nuda terra, manualmente. Era questa la prassi della cosiddetta Massoneria Operativa, e delle radici che essa aveva, specie in toscana, nelle Gilde di artigiani.  
E' un po' come dire che per fare una Loggia occorre solo che ci sia la luce (Illuminazione) interiore degli uomini che la compongono, indipendentemente da dove essi si trovano.  
 
Una volta che tale luogo è stato consacrato, oppure avendo in vista la consacrazione di questo recinto rituale, come si entra in questo spazio?  
 
Negli ingressi rituali, l'ordine di entrata è (o dovrebbe essere) inverso rispetto al grado.  
Ovvero, è corretto e plausibile che possono entrare prima gli Ufficiali di Loggia.  
Ma per i Fratelli rimanenti, cioè per i Fratelli che non rivestono cariche di Loggia, negli ingressi rituali ortodossi entrano prima i gradi più bassi, cioè gli Apprendisti, poi i Compagni, e poi i Maestri.  
E' in realtà un diffuso (ma comprensibile) frainteso che debba essere l'inverso, poichè un ingresso rituale non segue le logiche gerarchiche, ma quelle simboliche della Luce (Maestri e colonna del Sud) che penetra le tenebre (apprendisti e colonna Nord) e non che ne viene ricoperta lasciando entrare gli Apprendisti per ultimi. E' vero che gli apprendisti hanno ricevuto anche loro la Luce, ma è anche vero che essi alloggiano nella colonna Nord, tradizionalmente associata al buio e al Silenzio. Dunque gli apprendisti entrano per primi, e i Maestri come Luce simbolicamente biblica, dopo.  
Seguendo tale linea, sarebbe simbolicamente fondato anche fare entrare per ultimi proprio gli Ufficiali di Loggia (talune Logge seguivano in passato questa prassi): infatti così come è simbolicamente opportuno che i Seggi delle cariche di Loggia appaiano già coperti al momento dell' ingresso degli altri Fratelli, apparirebbe altrettanto simbolicamente fondato dire che fare entrare prima i Fratelli e farli assistere all' ingresso degli Ufficiali assumerebbe tonalità altrettanto solenni e sacramentali che l'inverso. Simbolicamente, dunque, entrambe le versioni (fare entrare gli Ufficiali di Loggia prima di tutti o dopo tutti) appaiono fondate e sostenibili. Ad ogni modo, nel corso dei decenni entrambe sono state adottate da Logge perfettamente Regolari.  
 
Per la copertura del tempio nel corso dei lavori, ovvero la uscita prematura e autorizzata di un Fratello, il Fratello che esce squadra e poi dà il segno nel seguente ordine: MV, 1° Sorvegliante, 2° Sorvegliante.  
Per l'ingresso a Lavori già aperti, il Fratello entra eseguendo i tre passi, saluta prima il 2° Sorvegliante, poi il 1° Sorvegliante, infine il MV e, effettuato il saluto a quest' ultimo, riassume la posizione d' Ordine e attende un ultimo invito ad accomodarsi (preferibilmente squadrando).  
In talune Logge anglosassoni ove è uso studiare a memoria i catechismi, vi sono domande di rito che il MV deve porre, quali ad esempi da quale Loggia si proviene (la cui risposta da catechismo sarebbe: "Dalla Rispettabile Loggia Di San Giovanni Di Scozia") e via dicendo, raggiungendo talora livelli di complessità affascinanti anche se poco pratici e per questo non da tutte le Obbedienze adottati.  
Per gli ingressi in Camere diverse da quelle di Apprendista si rammenta che ad ogni passo del grado corrispondente si assume anche la posizione di Ordine relativa, e non si persiste sempre nella medesima con cui si entra, bensì le si esegue tutte, partendo da quella di Apprendista, fino al grado di elevazione della Camera, accompagnandole con i passi relativi.  
 
Il motivo per cui l'ordine dei saluti in entrata e uscita è invertito (in entrata 2° Sorvegliante, 1° Sorvegliante, MV. In uscita MV, 1° Sorvegliante, 2° Sorvegliante), è un motivo simbolicamente convincente: il 2° Sorvegliante è incaricato del comportamento dei Fratelli fuori dalla Loggia (infatti rialza la colonna sul suo banchetto a chiusura dei lavori, a significare che la sua autorità simbolica vige anche a lavori chiusi): è dunque ovvio che lo si saluti per primo entrando (passando dal "fuori" al "dentro", è come se egli fosse il primo Arconte in cui ci si imbatte in un Viaggio dantesco), e per ultimo uscendo.  
E' questo l'ordine di saluto simbolicamente corretto per l' ingresso a lavori aperti: infatti il 2° Sorvegliante sarebbe, nel percorso simbolico, il primo arconte che il Fratello incontra anche perchè il 2° Sorvegliante è colui che è deputato a dialogare con il Copritore Interno ovvero proprio con la prima linea di "difesa" della porta del tempio. Salutare al contrario prima il MV poi 1° Sorvegliante e infine 2° Sorvegliante all' ingresso, significa non avere compreso la natura simbolica dell' atto e avere fatto prevalere una interpretazione riduttivistica della Massoneria: quella gerarchica.  
 
Nell' ordine dei saluti vi è quindi di una base simbolica e logica molto solida. E' come se si trattasse di Guardiani Del Velo che sono presenti in taluni riti: non si può salutare il responsabile di un velo, se prima il responsabile del velo precedente non è stato incontrato, salutato, e non ha sollevato il velo a lui assegnato rivelando così gli altri Ufficiali.  
 
Sul moto orario ed antiorario e sulla presenza o meno della squadratura del tempio gli stessi rituali sono stati soggetti a numerose revisioni, ciascuna con un suo plausibile supporto simbolico. Non sarebbe dunque possibile esprimere preferenze per l'una senza sconfessare con ciò stesso l'altra. E' dunque piu opportuno concentrarsi sugli aspetti invariati e condivisi.  
Una squadratura ha dunque i seguenti requisiti: ovviamente, non deve invertire il moto della marcia; deve effettuare almeno quattro rettangolazioni ovvero squadrare effettivamente tutti e quattro gli angoli senza (come spesso accade) trascurare l'ultimo solo poichè viene più naturale accomodarsi alla propria colonna proseguendo in rettilineo una volta giunti alla ultima angolazione.  
 
Non si assumono posizioni di ordine fin tanto che il Tempio non è dichiarato debitamente coperto. A tal proposito, si fa notare che finchè il tempio non è coperto, si sono accreditate solo due versioni per quel che riguarda il comportamento del Copritore.  
Secondo l'una (poco diffusa, ma probabilmente la più ortodossa) la porta del tempio rimane aperta finchè il MV non dispone che il tempio venga coperto: a tal punto il Copritore si limita a chiudere la porta del Tempio, ed in tale atto si riassume la Copritura stessa.  
 
Secondo l'altra versione (molto diffusa anche se in realtà meno ortodossa), la porta del tempio è già chiusa prima ancora che venga richiesta la verifica della copertura. In tal caso il Copritore dovrebbe, prima di aprire la porta per verificare la ipotetica presenza di estranei alla soglia del tempio, battere x volte sui battenti e attendere una possibile risposta (poi eventualmente aprire per una rapida verifica).  
Ora, questo non dovrebbe avvenire picchiando sulla porta: cioè, così come non si assumono posizioni di ordine finchè il tempio non è dichiarato coperto al fine di non svelare tali posizioni ai possibili profani (la ispezione delle Colonne non è ancora avvenuta a questo stadio!), per lo stesso motivo nemmeno si dovrebbero rivelare le Batterie.  
Dunque, nella versione della Copritura con uscio già chiuso, il Copritore dovrebbe (e questo è reputato ortodosso) battere leggermente x colpi felpati sul proprio avambraccio, e non sui battenti, con la idea simbolica di renderli così inaudibili da possibili profani e tuttavia al tempo stesso eseguirli. E' questa una versione che talune Logge adottano, e come si vede è simbolicamente fondata.  
 
Riguardo ad altre Batterie, si ricorda che un colpo singolo di Maglietto da parte dell' MV ha un significato univoco: significa "in piedi e all' Ordine", anche se tale verbalizzazione non venisse esplicitata.  
Il colpo isolato di Maglietto dovrebbe considerarsi prerogativa unica dell' MV. Così se un Sorvegliante volesse richiamare l'attenzione dei Fratelli (come talora può accadere) dovrebbe battere tre colpi, ma mai uno isolato.  
 
Un colpo isolato di maglietto è infatti considerato talmente peculiare che deve essere espressamente concesso ad Uffciali diversi dall' MV, e solo in presenza di tale autorizzazione essi possono avvalersene: infatti, è questo il caso delle Tornate Funebri dove il 1° Sorvegliante è incaricato ad un certo punto di battere un solo colpo molto forte.  
Il colpo isolato come Batteria sacramentale appare dunque un colpo molto particolare, e come tale prerogativa dell' MV e demandabile ad altri Ufficiali solo in circostanze specifiche e prescritte.  
Sarebbe indubbiamente affascinante studiare le origini storiche di questa caratteristica: credo che l'averla sottolineata, con il supporto circostanziato di quel riferimento alle Tornate Funebri, possa fornire spunto anche ai Fratelli per osservazioni o contributi in merito. Personalmente, non sono riuscito a rintracciare le possibili fonti di questa batteria che appare così specifica dell' MV e demandata al 1° Sorvegliante solo in una circostanza così grave quale il trapasso di un Fratello all' Oriente Eterno. Ma forse con il contributo dei Fratelli potremmo giungere ad una spiegazione o ad ipotesi plausibili.  
Le radici della Massoneria affondano così in profondità nel passato, e si diramano in così tante direzioni, che occorrono drappelli di Maestri, piuttosto che un Fratello isolato, per ripercorrerle tutte, così come per ritrovare Hiram non fu mandato un Fratello solo, ma sette: cioè, simbolicamente, una intera Loggia (che si può aprire solo se son presenti sette Fratelli Maestri). E' con il Lavoro di una intera Loggia che si Ritrova la Parola Perduta.  
 
Per quel che riguarda le ispezioni delle colonne, è ormai uso in molte Logge (ed è la prassi corretta) che la posizione di Ordine sia assunta quando i Sorveglianti transitano in ispezione davanti al Fratello (e non prima di tale transito).  
Teoricamente, la posizione d'Ordine dovrebbe essere, per questa circostanza, impeccabile.  
Infatti, simbolicamente parlando, i Sorveglianti non dovrebbero (teoricamente) riconoscere i Fratelli sulla base della familiarità che hanno con essi ma sulla base dei segni che danno.  
Dunque, si dovrebbe portare la mano destra ***, la mano sinistra aperta a formare una *** lungo il ***, e i piedi posti a formare una ***. Spesso purtroppo si omettono le ultime due cose.  
 
Vale anche rammentare che in Massoneria quelle che sono erroneamente considerate terminologie di pace, erano in origine parole di guerra.  
La "Tolleranza" oggi, con la nostra sensibilità moderna, può farci pensare al pacifismo di Gandhi * . Ma in realtà quando essa venne coniata dalle Logge operanti in piena Eta' dell' Assolutismo, la parola "tolleranza" era un aperto richiamo all' Act Of Toleration * del parlamento Inglese che ammetteva libertà religiosa e che tagliò pure la testa ad un re. Così come le Costituzioni di Anderson * erano intese inviare un preciso segnale rivoluzionario con il parlare di "Costituzione" in un epoca e contesto rigidamente monarchici.  
Peraltro anche la proibizione a parlare di politica e di religione vigeva all' epoca della fondazione della massoneria in ambiti non massonici: Denis Diderot * , che massone non era, ebbe a dire «Impeditemi di parlare di religione e di politica, e non avrò più niente da dire», rivelando così che la proibizione apparteneva al costume generale e non specificatamente a quello iniziatico.  
 
Occorre poi dire qualcosa per quel che concerne le Sillabazioni delle Parole in Loggia. I Diaconi, in chiusura dei Lavori, trasportano la Parola dall' MV al 2° e 1° Sorvegliante.  
 
Ora, quasi tutti i Fratelli commettono lo stesso errore. Ovvero, le parole vengono passate avvicinando i volti e alternando un orecchio all' altro, ma si sbaglia nel lasciare che sia un solo attore ad effettuare la intera Sillabazione.  
 
Infatti, il motivo per cui si passa da un orecchio all' altro è per rammentare che le Parole non dovrebbero essere dette da un unico attore (il Diacono, o il Sorvegliante, o l' MV) ma dovrebbero essere dette a lettere alternate da entrambi gli attori.  
Ovvero, se il primo Diacono si avvicina per accogliere la Parola dall' MV, il MV dice la prima lettera, al cambio di orecchio è ora il Diacono che dice la seconda lettera, al cambio di orecchio è adesso di nuovo il MV che dice la terza, e al cambio di orecchio è infine il Diacono a dire la quarta: B-*-*-*. Questa procedura dovrebbe ripetersi presso i Sorveglianti.  
Le parole vanno sempre sillabate se ci si vuole mantenere simbolicamente fondati: sia perchè, altrimenti, alternare i volti per scambiarle sarebbe del tutto privo di senso, sia perchè è sillabandole che la segretezza Rituale è garantita: "Ditemi voi la prima lettera che io vi dirò la seconda" si dice nelle Iniziazioni. Ed è così allora e per sempre: le Parole vanno sillabate lettera per lettera da entrambi gli attori, come se essi stessero effettuando un test a vicenda; come un puzzle che, ricomponendosi pezzo per pezzo, nella restaurazione del mosaico globale (tassello dopo tassello, lettera pertinente detta dall' uno, e lettera pertinente riconosciuta e detta dall' altro (1) ) garantisca che tutto è davvero armonico, giusto, perfetto.
Text footnotes
(1) Questa caratteristica rituale solleva una profonda problematica: per quale motivo, dopo che i lavori di Loggia sono stati avviati e la debita copertura del tempio ottemperata ed i Fratelli sono già stati tutti riconosciuti durante le ispezioni delle colonne per via dei segni corretti che han dato, si ritene necessario concludere la tornata con una misura prudenziale che sembra suggerire che della identità dei Fratelli e della loro legittimazione alla confidenzialità si torna improvvisamente a (o forse, finanche, non si è mai cessato di) dubitare? Una possibile risposta a questa stupefacente implicazione ho tentato di darla ne La Prescrizione Dello Stupore Nei Rituali Della Antica Libera Accettata Muratoria
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