http://www.corriere.it/politica/09_dicembre_14/notte-ospedale-telefonata-padre-aggressore_8fcb555a-e881-11de-b930-00144f02aabc.shtml Berlusconi ha ragione da vendere quando dice che vi è accanimento giudiziario nei suoi confronti: è un fatto. Egli vi reagisce mistificando il suffragio popolare: perchè è una strumentalizzazione del consenso impugnarlo per postulare surrettiziamente l' esistenza di una pluralità di fonti della legittimazione, gerarchicamente schierate e fra le quali il suffragio universale spiccherebbe come la fonte prioritaria o preferenziale, idonea a scalzare tutte le altre, a svincolare da ogni controllo alternativo, e ad involare il detentore su di orizzonti al di là del bene e del male, quale superuomo ("superpremier" e "superman" sono dopo tutto parole che Berlusconi stesso ha impiegato in passato).
Questo costituisce un modo iperinflattivo, narcisista e puerile, di reagire alla sfida che diuturna lo confronta.
La democrazia è per definizione una
poliarchia basata esattamente sul conflitto istituzionalizzato epperciò permanente fra poteri costituiti, nessuno dei quali si pone come più legittimato degli altri perchè gode dell' avvallo di un suffragio popolare.
Vi sono infatti organismi che possono vantare e desumere la fondatezza della propria legittimazione proprio dal fatto che sono indipendenti dal condizionamento di doversi render graditi durante le tornate elettorali - vedasi Corti Costituzionali o Supreme, le quali non debbono render conto a nessuno, men che meno alla volubilità o agli interessi corporativi di un elettorato, e che temperano questo loro potere assoluto d'ultima istanza con il fatto che lo esercitano su di un campo unico e circoscritto: e certamente non su quello esecutivo, e invero nemmeno su quello della esecutività di una sentenza (la corte costituzionale è organo costituzionale di garanzia e non articolazione della magistratura - distinzione che a Berlusconi o sfugge o pare troppo sottile per apprezzarla nella sua realtà), poichè le corti supreme si pronunziano erga omnes ed ex post, e non nei confronti di un ricorrente o di un convenuto.
E' frutto di una sconsolante assenza di solidità nel proprio background culturale (Fini recentemente proprio di "cultura" in questa accezione ha parlato), ignorare che la democrazia deve difendersi dalla deriva, potenzialmente sempre totalitaria, della cosiddetta "dittatura della maggioranza" (Aristotele, Rousseau e Tocqueville dovrebbero bastare come riferimenti in merito), ed è proprio per scongiurare questa deriva che vengono preposti organismi costituzionali supremi. Così come è sintomo di ignoranza in senso proprio etimologico l' ignorare che il mandato popolare autorizza alla implementazione di un programma, ma che questo programma non può includere qualsiasi cosa sol perchè viene votato. Il voto popolare non autorizza a dare alle fiamme il Reichstag, pechè una democrazia è tanto espressione della volontà del popolo contro il capriccio oligarchico, quanto tutela delle minoranze rispetto a qualsivoglia maggioranza si configuri nel tempo.
Che un premier venga contestato e non possa attendersi lo stesso ossequio che vien tributato a organi di controllo o a cariche onorifiche, appartiene alla normalità fisologica di una forma di stato democratica: negli Usa il Presidente vien bruciato in effige ogni giorno, ma a nessuno viene a mente di far lo stesso con la Corte Suprema.
Un premier è un potere esecutivo, chiamato ad intervenire e dirimere nelle more di una quotidianità la quale non può non farsi controversa nella estemporaneità degli imprevisti ad essa connaturati e delle sue emergenze.
Io leggo quindi il sangue che Berlusconi ha profuso in una chiave meno insurrezionale (fatte salve sorprese dagli inquirenti, anzichè di terrorismo io parlerei semmai di teppismo) e più animica.
Quel sangue non è un qualcosa che dovrebbe allietare i suoi oppositori più estremisti (che quando pasteggiano a sangue, non se lo meritano il titolo di oppositori), ma è un utile memento compensativo che in realtà egli regala a sè stesso: esaltando sempre sè stesso innanzi ad ogni consesso (nazionale od internazionale che sia), esponendosi così spesso (così troppo) al bagno di folla, circondandosi di una scorta di
sua scelta e così chiaramente e palesemente rivelatasi inadeguata in più circostanze, è come se egli stesse preparando ed evocando inconsapevolmente questo evento a sè medesimo.
A me pare infatti che l'evento parli, e che gli dica: ricorda che superuomo non sei, oggi infatti hai sanguinato proprio come uno qualsiasi di noi.
E' un memento che solo una incurabile megalomania potrebbe reputare malaugurante, e che solo dei miserabili assetati di violenza aprioristica (chi fischia e insulta i rappresentanti dei
parenti delle vittime di piazza Fontana, è evidentemente interessato solo alla contestazione fine a sè stessa poichè dimostra di non sapere nemmeno di che si parla) potrebbero fraintendere come una umiliazione benvenuta e di cui rallegrarsi. Perchè essere umani, epperciò vulnerabili e non superuomini, è esattamente l'unico modo di non rendersi odiosi quando si è vittoriosi, e di poter perdere senza farsi meschini.
Ma dubito che o l'uno o gli altri sian capaci di questa lettura "metafreudiana", che pure non avrebbe certo meno senso di tante altre - ben più insensate, e che si fan sentire assai più spesso e con meno vergogna da parte di ogni schieramento.
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