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La Democrazia Forte E La Confindustria Inesistente: Linee Programmatiche Di Conflittualita' Lobbistica

Sunday November 25, 2007 - 16:43:31
Visitors: 4,192 Daily average: 4 Tagged by its author as: In italiano, Politics Characters (in origin): 14,960 (pages: ~ 5)
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Questo testo fu scritto molto tempo fa: nel 1994. Vo ho aggiunto solo quattro righe e cancellato alcuni riferimenti specifici.  
Apparentemente, fu occasionato da un qualche convegno di commercianti dove, per motivi che diverranno assai ovvi solo che lo si legga, non fu mai declamato.  
In effetti sembra animato da un curioso mix di squilibrio e lucidità estreme. Perchè nel mentre che con il passare degli anni io mi raffreddo, pure mi stupisco a rileggerlo e mi chiedo: ma sarebbe davvero un male se parole simili, oggi, potessero ancora risuonare? La democrazia forte è stata sempre una democrazia borghese, e nulla è mai stato così rivoluzionario come la borghesia: nemmeno i bolscevichi.  
Non lo condivido - forse: eppure qualcosa c'è.  
Oggi vi siete riuniti per costituirvi quale forza, e per rivendicare i vostri interessi legittimi. E se tutti gli interessi sono legittimi per coloro che li rivendicano, i vostri lo sono di più poichè lo sono davvero.  
Ma affinchè la vostra rivendicazione non sia vana e la sua legittimità non venga misconosciuta ed irrisa dalle iniquità del sistema che vi soffoca e dalle arroganze di una politica che non vi rappresenta, è necessario ed imperativo che voi agiate secondo linee direttive consolidate, la cui efficacia ed idoneità a conseguire il risultato siano certificate e confermate dalla storia.  
 
La vostra battaglia non è nuova: è la battaglia ininterrotta di una borghesia che, dal XV secolo in poi, ha lottato su vasta scala, su scala geopolitica, per affermare la liceità del lucro quando esso è conseguito con il lavoro onesto, e la vostra priorità di classe rispetto ad ogni altra classe sociale, ammesso ve ne sia altra: è il Terzo Stato * che si riunisce nella Sala della Pallacorda * durante la rivoluzione francese, per respingere a sinistra utopie che precorrevano il socialismo reale, e a destra per respingere una aristocrazia che non vedeva il potere amministrativo come espressione delle necessitè economiche e mercantili dei consociati, bensì come lo strumento atto ad opprimerli meglio.  
L' atto piu' rivoluzionario di tutti, come ben sapeva Hannah Arendt * , è darsi una legge.  
 
Ma questa legge sembra non essere la vostra. Come se intraprendere non fosse già abbastanza difficile: il motivo per cui le persone preferiscono un lavoro impiegatizio e la certezza di quel magro salario, è che intraprendendo la certezza del salario non c'è più, la fase di avviamento può necessitare di capitali che non si hanno, e la costruzione di un parco clienti può significare doverseli cacciare ogni giorno di nuovo ovvero potere rimanere sospesi in un limbo non retribuito forse per molto: forse più di quanto ci si possa permettere. Per questo le persone non intraprendono.  
Questa cosa già difficile, questa legge ve la rende ancora più difficile.  
 
Il vostro confronto è pertanto diretto contro le obsolescenze di un sistema burocratico il quale non vi sta vessando per via di una improvvida fatalità, ma perchè esprime precise scelte politiche indirizzate deliberatamente a privilegiare le ragioni del clientelarismo rispetto a quelle del mercato: ciò significa che il sistema politico, pur di garantirsi i voti che gli assicurano una inossidabile stabilità, ha scientemente creato una selva normativa aspra e dura al fine di adoperarla intenzionalmente nei termini di un ricatto legislativo, stringendovene il cappio ora al collo, ora alle mani, ora ai piedi: il suo scopo era far sì che nessuna decisione autonoma potesse essere presa da imprenditori quali voi siete, senza dovere ricorrere alla indispensabile intercessione della macchina burocratica e del politico che la manovra dislocandovi i suoi burattini.  
 
In tal modo l' imprenditore è costretto a rinunciare ad intraprendere per via dei costi proibitivi inerenti al fabbisogno di capitale che deve rinvenire per sostenere non i costi del negotium o del fondo bensì quelli delle tasse imposte e sul negozio e sul fondo, delle licenze e della autorizzazione; oppure è costretto a recedere dall' investimento perchè i tempi di rilascio di suddette - nonchè pagate - autorizzazioni lo possono porre in difficoltà rispetto ad eventuali creditori; oppure può essere costretto a rinunciare ad intraprendere perchè soffocato dal contesto delle leggi, quali quelle che, secondo il piu' aggiornato e moderno regolamento USL, impongono sei servizi igienici se la capienza del locale è di cento persone: cosicchè la intera superficie del fondo non sarebbe più adibita alla mescita pubblica bensì devoluta al ruolo di vespasiano pubblico; oppure se vuole intraprendere è costretto a rivolgersi agli assessorati per ogni inezia affinchè nelle stanze chiuse dell' assessore esso possa barattare la dispensa dalla mora implacabile della norma o con una largizione in denaro o con la promessa del proprio contributo elettorale allo stesso schieramento che lo ricatta.  
 
Questo sistema è profondamente contrario ai vostri interessi nel mentre che vi fa credere di servirli, perchè vi estorce una partnership con un socio che voi non desiderate, e che spartisce con voi, depredandovelo, una percentuale di lavoro per il quale esso non lavora.  
 
Oggi siete qui per trovare una metodologia certa, che vi consenta di travolgere questa logica conclamando il vostro diritto inalienabile alla libertà di iniziativa, al profitto, e al diritto di non doverlo spartire con chi non vi aggrada. E la metodologia che vi consentirà di tutelare il vostro diritto al lavoro, costituzionalmente protetto ex articolo 1, consiste nella creazione di una lobby.  
 
Peraltro interviene qui una problematica preliminare alla definizione di una siffatta lobby, determinata dalla preesistenza di una lobby a voi avversa e concorrente, e che è quella delle (...). Il caso del (...) è paradigmatico esempio patente della attività di questa lobby. In tal caso il problema non è costituito dalla esistenza di tale lobby, ma dal fatto che non ne esiste alcuna che, opponendovisi, ne neautralizzi gli effetti.  
Il male non è nel lobbysmo in sè, la liceità della cui attività è sancita, nel tanto deprecato mondo occidentale, da atti come il Federal Regulation of Lobbying Act promulgato negli USA il 2 Agosto del 1946. Il problema è piuttosto dato dalla sussitenza di una lobby unica che trasforma anche il vostro ramo del mercato in un regime monopolistico prostrato sugli altari di un interesse solo.  
Ovvero anche nel lobbysmo, come dovunque, il male non consiste nella esistenza di interessi organizzati, ma nella assenza di concorrenza tra squadre che non cartellizzino.  
 
La concorrenza infatti è igiene del sistema.  
La democrazia funzionale non è quella compromissoria italiana che, per paura della concorrenza, si impone di tutelare gli interessi di tutti attraverso controsioni ed acrobazie finendo, secondo le parole di un illustre giurista italiano, Costantino Mortati * , col "rendere impossibile la determinazione di un obbiettivo comune coerente, perchè subentra al suo posto un succedersi di contrattazioni di tipo deteriore, riflettenti le occasionali e labili prevalenze dell' uno e dell' altro dei gruppi contendenti, raggiunte con il sacrifizio di decisioni risolutive, sostituite con altre di tipo dilatorio.E ciò solo per scongiurare il timore immotivato del conflitto di interessi. Piuttosto la democrazia funzionale è quella anglosassone del government by dissent, del governo attraverso dissenso e contrappoisizione.  
 
Il primo punto per la creazione di una lobby è la determinazione di una area di priorità vitali, addentro alle quali i lobbysti riconoscano per mutuo e reciproco pactum societatis di dover rinunciare ed abdicare a invidie e rivalità nel nome di un interesse superiore condiviso e riconosciuto, con la prospettiva eventuale di potere se del caso riprendere le consuete rivalità ed invidie se ci tenete tanto, ma solo dopo essere fuoriusciti da tale area ovvero dopo avere atteso ed attinto al conseguimento degli obbiettivi cui è stata riconosciuta sovranità e comunione.  
 
Ammettere la idoneità di tali requisiti a disinnescare ogni rivalità, costituisce condizione ed emblema di appartenenza alla lobby. Peraltro, i tracciati di tale area debbono essere puntualizzati e ridefiniti ogni anno con appositi appuntamenti, e la ricognizione concernente l' efficacia della tutela di tali confini e il lealismo dei consociati nel rispettarli, deve essere effettuata a cadenze regolari da consigli eletti ad hoc.  
 
Il secondo punto è che la lobby è fatta per combattere. Perchè "voi non potete volere la rivoluzione senza la rivoluzione": e così voi non potete volere la battaglia per i vostri interessi senza la battaglia.  
E non va temuto, in tale contesto, alcun male: le lobby che vi si contrappongono infatti non sono tanto inattaccabili, quanto inattaccate; e per quel che riguarda l' affrontare il potere politico, vi ricordo le parole di Richelieu * :"Coloro che si pongono in lotta contro interessi costituiti, sono sconfitti più spesso dalla loro immaginazione che dai loro avversari, poichè sono ad ogni momento disposti ad intravvedere, dietro il nemico istituzionalizzato che conbattaono, il boia che secondo loro sarebbe pronto a prenderli per il collo."Il terzo punto è la ricusazione totale del ricorso alla corruzione per aggiudicarvi i vostri scopi.  
Per quello che riguarda la politica, la corruzione ne è la negazione: perchè alla lineraità della strategia si sostituisce lo zigzagare delle priorità laddove qualsivoglia occasione ve le seduca, e chi si lascia sedurre dall' occasione può essere un ladro, ma non un politico - a meno che non sia un Talleyrand * , che acconsentiva a farsi corromprere solo per prendere decisioni che avrebbe comunque preso.  
 
Per quel che concerne l' economia, la corruzione inibisce la concorrenza diretta. Dove non c'è concorrenza diretta non c'è selezione da parte del mercato nè per il personale nè per le merci; dove non c'è selezione da parte del mercato sul personale e sulle merci, non c'è qualità nè degli uni nè delle altre; dove non c'è qualità, l'offerta si fa subito scadente, approssimativa, ed obsoleta; e dove l' offerta è obsoleta, la domanda decade; se decade la domanda decade il reddito che potrebbe esserci; se decade il reddito decade il PIl e se decade il PIL le persone avranno meno denaro da spendere; e dove la gente ha meno denaro da spendere, voi vi impoverite assieme a loro; e laddove voi vi impoverite, voi siete andati contro i vostri stessi interessi nel mentre che credevate di tutelarli, perchè vi accontentate di una ricchezza al 50% in luogo di una plutocrazia al 100%.  
Quindi ricordate che ogni volta che voi accettate di farvi corromprere o di corrompere, voi accettate di essere più poveri, e riconferite potere di interdizione ad un politico che non tarderà a rivolgervelo contro trasformato in usura.  
 
Non è mai stato un teorema economico, bensì un teorema sociopolitico, quello che asserisce che la ricchezza dell' uno la si può ottenere solo sottraendola ad un altro. L' economia keynesiana * dice l' esatto contrario: perchè se voi vi arricchite, la vostra ricchezza viene poi reinvestita: e se viene reinvestita, genera la ricchezza degli altri. Nessuno fa un milione per metterlo sotto un mattone, e nessuno può investire il denaro che non ha: ed è per questo che la ricchezza genera ricchezza, e non carestie. La proprietà privata non è un furto: il comunismo reale lo è.  
 
Il quarto punto è la rinuncia al voto di scambio. Voi non dovete ingraziarvi il potere, poichè non è il potere che acconsente a farvi esistere: è il potere che deve ingraziarsi voi, perchè siete voi che consentite al potere di esistere.  
 
In tal senso l' Italia non è debole perchè priva di governo forte, ma è priva di governo forte perchè debole. Il governo forte infatti non è la risposta e la medicina al malessere di un paese, ma la conseguenza ed il sintomo del suo sottostante benessere. E un paese forte significa univocamente economia forte e l' economia, per parafrasare Luigi XIV, siete voi.  
La sola politica che conta è la politica del lavoro, e tutto il resto è nulla: perchè è solo la capacità di generare occupazione ben retribuita e impresa vitale, quel che fonda tutti gli altri tentacoli di un apparato statale di successo.  
Laddove il governo per miopia scelga di inibire la vostra prosperità, voi per lungimiranza non vi dovrete fare irretire, bensì insorgere con la lobby fino alla vittoria. L' essenza del machiavellismo non è infatti quella di contrattare per ottenere la metà di quel che si vuole, nè di alzare il prezzo per ottenerne i quattro quinti, bensì consiste nell' impiego strumentale della contrattazione per ottenere tutto quel che ci si riprometteva.  
Avere quel che vi serve a crescere è una vostra aspirazione legittima perchè tutto ciò che, secondo parole di John Stuart Mill * , esula "dall' inganno, dalla frode e dalla violenza" è passibile ipso facto e prima facie di costituirsi come legittima aspirazione rispetto alla quale qualsivoglia interferenza del potere politico si fa quasi subito inammissibile.  
 
Combattere per i proprii diritti costituisce oggetto di diritto.  
Si dice che l' etimo di politica sia polis * , che significa "molti"; ma io credo che debba invece essere polemos * , che significa "guerra"; una guerra democratica alla quale va riconosciuta utilità sociale nella misura in cui crea ricchezza nazionale, reddito lordo, e posti di lavoro; e nella misura in cui non additi utopie remote e irreali ma, nel vostro caso, graviti attorno a quell' edonismo e gioia di vivere indispensabili per far sì, secondo le parole di Hemingway * «che un giorno ogni pericolo sia vinto, e il paese sia un posto dove si vive beneOttenere questo è quanto si possa umanamente aspirare ad ottenere, e il paradiso può attendere: ma nessuno può darvelo, perchè nessun altro se non che voi potete ottenerlo. Queste cose non si regalano, nè si trovano, nè si barattano: queste cose si fabbricano, ed è per queste cose che quindi e si lavora e si combatte. Fatelo. This text is protected by Copyright and cannot be reproduced, either in totality or in part, without the consent of the author. Also derivative works cannot be produced without the consent of the author.  
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