Rileggendo questo scritto dopo qualche tempo, mi accorgo che sono mutate alcune cose nelle condizioni del mio pensare, e certamente nella mia esperienza massonica; e sarebbe disdicevole se una mente non modificasse mai i proprii assunti, disdicevole almeno altrettanto quanto una mente che li modificasse incessantemente, a seconda delle convenienze e dell'ossequio alle congiunture: e di questi se ne trovan sempre dappertutto un po'.
Così, pur non riconoscendomi più del tutto in talune conclusioni, pure in questo lavoro qualcosa di buono lo ravviso ancora: alcune note sono acute, altre sono ingenue; come diceva Hemingway (ma guardandomi bene dal promuovere un paragone chiaramente insostenibile, sia in termini di talento che di grandezza d'animo): "spero vi sia qualcosa che vi piaccia (...) perché naturalmente se non piacessero, nessuno li pubblicherebbe. (...) Mi piacerebbe vivere tanto da poter scrivere ancora tre romanzi e venticinque racconti. Ne so
di quelli buoni."
Spero che l'auspicio possa compensare le debolezze di questo scritto che, in certi giorni, mi appare come il più debole tra i miei riguardo alla Massoneria, e che in realtà potrebbe acquisire forza e trovare la sua collocazione solo se concepito come una integrazione ad altre cose da me scritte - se non fosse che l'opera omnia di uno sconosciuto equivale ancora alla opera omnia del nulla, e cioè a niente: nessuno puo' essere
quasi famoso.
Io, pur essendo un cattivo attore che calpesta la scena, ho la virtù e il vizio che le leggi anglosassoni prescrivono al buon avvocato statunitense: io, le mie cause le difendo
con zelo; e nella sproporzione, la proporzione.
E' come un pugile che ci mette il
cuore: per cui spesso posso apparire finanche più realista del re, e significare con intensità
forza quattro quel che in realtà significo solo con intensità forza tre - ma
mai con forza zero.
Perchè le tesi, o le sostieni bene, o non sostenerne - e lascia perdere.
Al tempo stesso, come Saint Just
* diceva che «nessuno governa impunemente», allo stesso modo nessuno partecipa senza errori. Solo chi non partecipa non sbaglia mai.
Peraltro, quel che qualifica la magistralità del Maestro Massone è la sua capacità di esprimere il dissenso. Perchè se un Maestro Massone ha paura di parlare (e quand' altro si dovrebbe poter temere di parlare, se non che quando vi è un dissenso da esprimere?), egli è poco più di un apprendista: è un apprendista cui è stato conferito il diritto di parola, ma che lui non usa; dunque è, a tutti gli effetti, ancora un apprendista.
Va da sè che sussiste una differenza fra dissenso e contestazione: una differenza bidirezionale, ovvero tanto per coloro che contestano paludando la loro contestazione sotto le insegne del diritto al pensiero critico, quanto per coloro che sono fin troppo pronti a catalogare qualsiasi dissenso come una contestazione, speculando cavillosamente su appigli che non ci sono ma che a forza di dire che ci sarebbero si può sempre sperare di far materializzare.
La democrazia infatti non si definisce come quel sistema dove non è presente il conflitto. Al contrario la democrazia è proprio quel sistema che
ammette il conflitto, finanche istituzionalizzandolo. Sono le
autocrazie, non le democrazie, quelle che non ammettono il dissenso.
E siccome la Libera Muratoria non solo sotto la democrazia ci vive, ma la ha fatta (è troppo conveniente per il detrattore pensare sempre alla deviazione di Gelli
* dimenticando che in Massoneria c'è stato anche Giuseppe Garibaldi
* , per dirne uno fra tanti ma per tutti), il dissenso le appartiene.
Appartenendole anche la tolleranza, l'unico limite che si pone alla espressione del dissenso è il limite che più lo esalta e lo qualifica: il tuo dissenso tu lo devi
argomentare, e porlo in una prospettiva che ammetta un dialogo.
Ma se sei un Maestro Muratore, tu sei maestro esattamente nella misura in cui partecipi, e si partecipa pensando e parlando, e non facendo
Toro Seduto. E se non sei pronto a dire la tua anche quando tutti la pensano diversamente da te, tu non sei un Maestro in nulla: sei
proprio come tutti gli altri.
E' fondamentale non sopravvalutare gli uomini : troppo spesso Essi non sono altro che i cortigiani delle propie emozioni.
E men che meno occorrerà prestare un ascolto troppo attento alle loro opinioni: con troppa frequenza esse non sono altro che le segreterie incaricate di redigere le dichiarazioni formali rilasciate da appetiti incontrollabili.
Ogni qual volta ci accaniamo a contraddire il nostro interlocutore, gli facciamo implicitamente credito di due prerogative che non è affatto pacifico ch' Egli detenga: la convinzione in quel che dice, la padronanza di quel che professa: «Gli altri sono intolleranti nei nostri confronti poichè ci credono liberi e responsabili delle opinioni contrarie alle loro che esprimiamo. Lusinghiero, no?» (Henri Laborit
* ).
Ciascuno è convinto di avere raggiunto l' interpretazione conclusiva sulla vita, o quantomeno di essere il possessore di quella più plausibile. Assai caratteristicamente, tale persuasione non appartiene alle interpretazioni più sofisticate, ma a quelle più rudimentali, che proprio perchè
riduttive suppongono di essere giunte all'
irriducibile, e presumono di avere avuto accesso al prestigio dell'
essenziale poichè l'
elementarità a cui si attengono vi si identifica facilmente.
Non mi riferisco qui alla predilezione per la semplicità, che non solo è legittima ma può addirittura essere uno dei principali veicoli e sinonimi di onestà intellettuale.
Mi riferisco piuttosto a quell' impianto concettuale secondo il quale, allorquando ci si attiene alla elementarità dell' uomo, alle sue pulsioni più prosaiche fatte di appetiti vanità e venalità, allora si sarebbe anche in presenza del realismo. Pertanto quel che va chiarito è che il cinismo (apoteosi di ogni realismo), con le sue velleità di primato nei confronti dell' idealismo, non è affatto superiore a quest' ultimo sotto alcun punto di vista, nè per quel che riguarda la tanto auspicata interpretazione autentica della realtà, nè per quel che concerne una visione pragmatica del mondo.
Il cinismo (e cioè il realismo frainteso) è, a tutti gli effetti, una forma di
vaneggiamento perfettamente equivalente a quella dei più sfrenati idealismi e delle utopie più fanatiche: poggia interamente su una visione del tutto arbitraria e falsa dell 'uomo, si tratta in tutto e per tutto di mera
fiction.
Postulare infatti che l'uomo sia fatto di solo cibo e
Mercedes,
Mercedes e cibo, è altrettanto fuorviante che reputarlo costituito di soli sogni e anima, anima e sogni.
Qualunque interpretazione siffatta che si attenda una reattività del genere umano unicamente ai bisogni fisici, è desitnata ad infrangersi (ma non senza aver prima procurato con diligenza tutte le relative catastrofi) sul fatto incontrovertibile che si presenteranno sempre non solo singoli esemplari della specie umana ma intere etnie e intere situazioni che non potranno essere neppur minimamente risolte ed affrontate senza arrendersi alla evidenza che esse rispondono ad esigenze e richiedono strumenti diversi dalle
Mercedes ed il cibo, il cibo e le
Mercedes.
E questo è un fatto,
non una opinione. E' il
cinismo, che è una opinione: una fra le tante.
E quando si sostiene che con la maturità degli anni si arriverà senz' altro al cinismo, vale perfettamente per gli apostoli di questo teorema il seguente magnifico brano di Kierkegaard
* :
«La cosa sta così: con il trascorrere degli anni l' uomo non arriva senz' altro ad un bel niente; invece è molto facile perdere senz' altro qualcosa con gli anni: forse si perde con gli anni quel po' di passione, di sentimento, di fantasia, quel po' di inferiorità che si aveva, e si arriva senz' altro (qui infatti si arriva senz' altro) a comprendere la vita secondo le determinazioni della trivialità. Questo stato "migliorato", che veramente è sopraggiunto con gli anni, l' uomo lo considera disperatamente un bene»Particolarmente triste il caso opposto, invero sempre più frequente nella opulenza della civiltà industriale, quando accade che siano proprio i giovani ad albergare le credenze ciniche, mentre i più anziani, se non altro perchè hanno già avuto tempo e modo di battere a sufficienza il muso su queste
antiche mura, le hanno al contrario stemperate.
A questi giovani, viziati quantomai (poichè il loro cinismo non deriva dall' essersi temprati come gladiatori alle inclemenze della vita avversa, ma dal vizio puro e semplice: cioè proprio dal fatto che le inclemenze gli sono state
risparmiate) si addice piuttosto un altro brano di Henri Laborit:
«E' una cultura senza struttura e ognuno può scegliersi i pezzi che meglio si adattano alla sua gratificazione. In queste condizioni, difficilmente si corre il rischio di incontrare contraddizioni reali, generatrici di angoscia ma anche di creatività. E come potrebbe essere diversamente, se i meccanismi che mettono l' uomo in grado di vedere, sentire, pensare, la chiave dei suoi comportamenti di attrazione o ripulsa, di quelle che vengono definite le sue scelte, gli è stata nascosta fin dall' infanzia sotto il guanciale e non gli è mai capitato di rifarsi la culla, poichè era compito della madre?»Date queste premesse speculative, sicuramente non di stampo antroposofico ma che comunque descrivono un tragitto dal profilo etico non infimo, quali connotati se ne potrebbero evincere onde trarne delle conclusioni operative?
Poiché non è forse vero che il crocevia che unisce questi dualismi si situa qui: le
premesse debbono essere speculative, e ad esse seguiranno
conclusioni operative? O vorremo dar ragione a Oscar Wilde "Alla società si può imporre tutto tranne ciò che ha delle
conseguenze"? Ma: "Solo quando il pensiero corrisponde alla azione, e la azione al pensiero, solo allora si danno uomini
tutti di un pezzo" (Feuerbach
* ).
Né, peraltro, si potrebbe volere la operatività
senza la speculazione: dice Confucio, con un sillogismo da mandarino sopraffino: "Studiare senza meditare è
inutile, meditare senza studiare
pericoloso".
Infatti non è affatto vero che la Massoneria Operativa, come sostengono financo dei MM.·., non esite: eccome se esiste.
Si vadano a vedere i rituali e il giuramento in camera di IX°.
Per quanto il rito Scozzese costituisca una opzione fra le tante a disposizione dei massoni che desiderino accedere alle Camere di Perfezione, tale rito è ben lungi da essere una oasi isolata dal corpus della luce muratoria complessiva. Il Rito Scozzese è un patrimonio inestimabile e collettivo della massoneria Universale indipendentemente dal rituale che si frequenta, e come tale è idoneo a fornire attendibili indicazioni trasversali sulla identità Massonica, le quali appartengono e definiscono tutti i Liberi Muratori, indipendentemente dalla loro collocazione specifica .
Si vada dunque a leggere i rituali della camera di IX e si rabbrividisca, ci si stropicci gli occhi per la incredulità: e una volta lettili chiunque sostenga che la Massoneria Operativa non deve esistere dovrà esclamare come Giobbe che volle dibattere con la Parola del Signore: «Mi metto la mano sulla bocca: ho parlato una volta, ma non continuerò; ho parlato due volte, ma non lo rifarò. Ho esposto senza discernimento cose che non conoscevo, e che io non comprendevo. Per questo mi ricredo».
Io non posso alzarmi e insorgere davanti alla Loggia e dichiarare: poichè la Massoneria può essere operativa, ebbene allora sappiate che o la Massoneria sarà Operativa o non sarà più nulla, e chi non si atterrà alla Operatività non sarà un vero Massone ma un reietto. Una simile presa di posizione, semplicemente, sarebbe inaccettabile, puerile, sbagliata, insultante, e forse addirittura sanzionabile.
Piuttosto io potrò dire che sollecito i Fratelli a considerare anche il risvolto Operativo, e la sua nobile dignità (e perchè mai altrimenti «per il bene dell' Umanità» oltrechè «A.·.G.·.D.·.G.·.A.·.D.·.U.·.» oltrechè «per il bene della Loggia in particolare» oltrechè «per il bene dell' Ordine in generale»?); dovrò dire che credo di poter dare un utile contributo a definirla, che desidero evidenziare quanto produttivo e squisitamente Iniziatico un simile approccio possa essere.
Del tutto analogamente, io non posso alzarmi e insorgere davanti alla Loggia: poichè la Massoneria è anche Speculativa, ebbene allora sappiate che o la Massoneria sarà solo Speculativa o non sarà più nulla, e chi non si atterrà alla speculatività non sarà un vero Massone ma un reprobo. Una simile presa di posizione, semplicemente, sarebbe inaccettabile, puerile, sbagliata, insultante, e forse addirittura sanzionabile.
Piuttosto io potrò dire che sollecito i Fratelli a progredire nel percorso Speculativo, ad esaltarne la nobile dignità, e che credo di poter dare il mio contributo migliore propio in questo campo; che desidero farlo onde potere confermare, con la mia opera umile e assidua, quanto squisitamente iniziatico un simile approccio sia.
La Massoneria può volare solo battendo entrambe le ali: l' ala Speculativa e l' ala Operativa, e quando se ne batte una sola, allora sì che si è fuori della Massoneria, poichè se si batte solo quella Speculativa si finisce senza meno nella mummificazione più totale e narcisista, che imbalsamerebbe per primi propio coloro che si ripromettevano di trarne allori più o meno accademici : un
entourage di parnassiani «tutti intenti alla toilette filologica del testo misteriosofico» (Henri Marrou
* ) mentre fuori piovono bombe termiche.
Se si batte solo quella Operativa, si finirà senza meno nella malversazione più minacciosa e subdola, che travolgerebbe per primi proprio coloro che si ripromettevano di trarne un profitto: un
entourage di apprendisti
maneggioni tutti intenti alla toilette dei portafogli (azionarii) mentre fuori continuano a piovere altre bombe termiche.
La Massoneria vola solo con due ali: con una sola di Esse, Essa cade.
E non saprei dire, sinceramente, su quale terreno si farà più male: se su quello dove tutti La ignorano (o magari La dileggiano) per il bene che non fa ma si ostina a credere di stare facendo, o su quello dove tutti La conoscono (e magari La inquisiscono) per gli sbagli che fa e che ti ostini a non voler ammettere.
Nè si può ignorare, come peraltro insegna propio la diversificazione delle scuole esoteriche che non solo hanno prodotto il confucianesimo come via politica all' anima ma finanche il tantrismo come via sessuale allo spirito, che vi sono alcuni uomini per i quali il percorso esoterico, l' ascesa della Montagna Sacra, passano proprio e necessariamente attraverso il confronto vivo con il mondo vivente, attraverso l' estroversione delle forze: e che tale percorso non può essere fatto in nessun modo fuori dal tempio.
In primis perchè per un Massone non esiste nè un Tempio nè un luogo "fuori" dal Tempio: la Tradizione iniziatica riconosce una condizione spirituale profana ma non riconosce (Anzi: disconosce) una collocazione topografica fuori dal Tempio: il vero tetto del Tempio Massonico è la volta stellata, cioè il cielo stesso: e dov'è il luogo senza cielo? Tu non ti nascondi al mio sguardo:
«Ti sono note tutte le mie vie;
la mia parola non è ancora sulla lingua
e tu, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Stupenda per me la tua saggezza,
troppo alta, e io non la comprendo.
Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell'aurora
per abitare all'estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Se dico: "Almeno l'oscurità mi copra
e intorno a me sia la notte";
nemmeno le tenebre per te sono oscure,
e la notte è chiara come il giorno;
per te le tenebre sono come luce.» (Bibbia, Salmo 139 - o 138)In secundis deve essere fatto dentro il Tempio, con il Tempio, attraverso il Tempio, e per il Tempio: poichè a tali Uomini non si offre, per loro stessa conformazione psichica e biografia, una scissione tra evoluzione interiore e manifestazione esteriore che gli consenta di attenersi ad una simile differenziazione che ad altri risulta invece più agevole e percorribile.
E non c'è una soteriologia, cioè un percorso verso la salvezza, che rifiuti di consegnarsi ad un uomo e invece si conceda con maggior gusto ad un altro: la Salvezza non fa favoritismi, e san Paolo era un inquisitore di cristiani prima della folgorazione, e sant' Agostino era un libertino.
Nè c'è una soteriologia che possa essere conseguita percorrendo una unica strada abborrendo tutte le altre: tutte le strade conducono a Roma, poichè non c'è un cielo sotto il quale non si può essere redenti.
Pertanto negare loro la Massoneria Operativa, non significa negarggli la Massoneria Operativa, ma significherebbe proprio negargli quella Speculativa: significherebbe negargli la Massoneria
tout court; e si badi bene: non può esitere (giacchè questo davvero non può e non deve e non dovrà giammai esistere) un
integralismo Massonico, un
purismo fondamentalista che pretenda di sindacare tra Massoni eletti e Massoni dannati. Sarebbe inaccettabile anche solo ventilarlo.
E perchè mai, poi ed a prescindere, occuparsi della Massoneria Operativa dovrebbe essere reputato compito estraneo alla Massoneria Speculativa? Infatti
"Io non credo sia errore occupare con le parole uno grado il quale molti, con maggiore presunzione, con le opere hanno occupato; perchè gli errori che io facessi, scrivendo, possono essere senza danno d' alcuno corretti, ma quegli i quali da loro sono fatti operando, non possono essere, se non con la rovina degli Imperii, conosciuti" (Niccolò Machiavelli * , Dell' Arte della Guerra)Ritenere un dibattito sulla Massoneria Operativa estraneo all' ottica Speculativa, è sbagliato da un punto di vista di principio prim' ancora di inoltrarsi nel sindacato di merito. Il punto inaccettabile non è quello di coloro che, occupandosi di Massoneria Operativa, consentono a chi ha altre inclinazioni di occuparsi di quella Speculativa: l' atteggiamento inaccettabile è quello di coloro che, occupandosi di Massoneria Speculativa, si ripropongono di impedire a chi ha altre inclinazioni di occuparsi di quella Operativa: giacchè tale è la vistosa asimmetria della dinamica invalsa.
Non si tratta dunque di atteggiamento prevaricatore da parte di chi, prediligendo l' Operatività, è sospettato d' albergare dirigenzialità e prepotenze marziali, ma di chi, prediligendo la Speculatività, si abbandona agli astratti furori e alle seduzioni dell' assioma - o magari più semplicemente alle piaggerie del cortigiano che spera di rendersi sempre più gradito nell'
entourage dell'
harem quanto più dimostra di esserne degno in quanto eunuco.
Un uso elevato della coscienza non configura un obbiettivo che senz' altro raggiungeremo, ma qualcosa di più impegnativo: configura la prescrizione a sforzarsi sempre ed indefessamente per conseguirlo.
Io posso anche non ottenerlo, e commettere gli errori che la mia fragilità e incompletezza umane mi impongono di commettere; ma non posso esimermi dall' impegnarmi sempre al massimo ed in ogni circostanza dallo sforzo sincero e assiduo di rispettare questo precetto.
E' la stessa presenza di un rituale che ti consente di acclarare la sussistenza di una tale prescrizione. Spesso molti Apprendisti credono che noi ci saremmo costituiti in qualità di semplice accolita finalizzata al mercimonio dei favoritismi.
In tale ottica la Massoneria non Si distinguerebbe sotto alcun risvolto da quello di un qualsiasi altro
network di conoscenze, quali ad esempio quelli maturabili in ambito professionale o attraverso un oculato lavoro di
public relations. Anzi, questi ultimi si rivelerebbero
assai più promettenti della Massoneria e, se questo fosse il caso, assai meno ipocriti: prima di tutto garantirebbero una riscossione del profitto molto più celere, ed inoltre non costringerebbero i partecipanti a recarsi periodicamente in un Tempio, magari fuori mano, per assistervi, quasi fosse una condanna penale, ad un rituale tanto sofisticato quanto, a tal punto, frigido e senza senso; nè li costringerebbero alla successiva lettura di Tavole il cui unico scopo sarebbe, in questa ottica, o quello di narcotizzare gli astanti o quello di realizzare un
astuto depistaggio dalle presuntivamente vere e non dichiarate finalità della Istituzione.
Il che avvilisce subito la levatura morale di tutti i Massoni nel Tempio, ivi inclusi coloro che hanno esperienza massonica trentennale, a quella del vile commediante o del patetico rimbambito.
Non ci si avvede affatto che la
stessa presenza di un
rituale costituisce una palese, lampante, esplosiva dichiarazione riguardo alla identità e all' anelito della Massoneria: l' anelito alla Grandezza.
Noi non vogliamo essere dei banali affaristi: non solo perchè una collettività dove statisticamente predominano alla grande i laureati in medicina al massimo si tramanda le radiografie, ma soprattutto perchè per questo non c'è bisogno di un rituale, ma basta (e avanza) riunirsi a casa di qualcuno. Noi vogliamo essere molto di più. Come si fa a non capire questo? Come si fa a non percepirlo immediatamente? Bisogna essere ben miopi, o davvero ciechi: e niente affatto aquilinamente onniveggenti come si crede di essere quando ci si persuade di avere astutamente intuito le sagome di inconfessabili segreti sotto la coltre delle apparenze Rituali e di avere intravisto serpeggiare molte vipere tra le foglie delle Tavole.
Tutti (voglio conferire enfasi retorica in nome dell' impatto, a prezzo di dire un "tutti" laddove dovrebbe stare addirittura un "pochi") i postulanti lo credono.
La differenza e lo spartiacque tra un Apprendista promettente e un Apprendista che andrà in sonno poco dopo essere passato Maestro si situa qui: vi sono coloro che si rendono conto della inammissibilità e puerilità di una simile aspettativa e delle insufficienze di un simile impianto, ed affrontando questa tematica riescono ad inquadrarla in una progettualità di respiro, sinergie e ricadute ben più ampie; e ve ne sono altri che invece non maturano mai questa consapevolezza e si ostinano a credere che la Massoneria debba necessariamente coincidere con la meschinità di questa visione.
Non procedendo ad alcuna elaborazione ulteriore di questa idea che si presenta ingenuamente alla loro mente, rimangono piuttosto interdetti nel vedere che nel Tempio essa non si palesa affatto: e come potrebbe,
visto che non c'è?
Ne deducono allora che debba esserci
comunque, ma (e in questo "ma" starebbe il "colpo di genio") nascosta da qualche parte, magari nelle cripte di qualche alto grado, o nei recessi degli ambulacri, o in "livelli" ogn' ora immaginati e
giammai rinvenuti, e che debba semplicemente esserne scovata e stanata: di qui sorge l' idea di tenderle l' agguato: "non parlare in attesa di capire meglio" - laddove "meglio" significa in attesa di un segno che gli confermi che il peggio del loro squallore sarebbe condiviso da tutti e dunque dal soliloquio onanista potrebbero passare all' orgia della pusillanimità partecipata, giacchè questo essi lo chiamano "meglio". Strategia fallimentare che li lascerà insoddisfatti per sempre: infatti non c'è propio un bel niente da "capire", e resteranno senza nulla da dire ed in attesa di poterlo dire e di poterlo capire (o per nulla o meglio)
per un bel pezzo...
Non puoi risolvere l' enigma che non c'è.
E quanto al "segreto" e alla "segretezza", vi dico questo. Non sono i Massoni che vanno al segreto: infatti non v'è alcun segreto; è il segreto che viene loro, come una specie di implicazione mitologica inevitabile. Non è corretto dire che il Massone promuove il segreto: il Massone lo subisce. O, se si preferisce, esso non è una sua predilezione, ma una sua complicazione. Non è questione di vittimismo, è questione di fatalità. Esso viene a lui e gli si impone come elemento fisiologico inevitabile, come metabolita necessariamente radicato nel tessuto prescelto.
In tal senso il segreto non possiede alcun oggetto: è un involucro vuoto, che vale solo in quanto ha una gittata mitologica, mai letterale.
Per questo la chiave del Maestro Segreto nel Rito Scozzese è spezzata (di più: è chiusa dentro un' urna): non c'è alcunchè di misterioso da "aprire" con essa... Il compito del Maestro. non è saldarla: l' urna è sigillata, non puoi cavarne la chiave che la apre, se la chiave che
apre l'urna chiusa, è chiusa nell' urna chiusa - ed è
pure spezzata!
Il suo compito è propio quello di gestirla esattamente così come gli viene assegnata. E' una cosa da custodire o contemplare, non da impiegare.
Per questo, i Massoni sono i primi a non sapere che cosa questo famigerato segreto Massonico sia, e i profani vi speculano sopra assai più di quel che esso meriterebbe fino al punto spesso di ritenere che un
outsider ne saprebbe più dell'
insider quando quest' ultimo gli dice che segreto reale non v'è.
E sempre per questo alcuni Massoni stessi cadono nella trappola mistificante con entrambe le gambe, ed iniziano ad atteggiarsi a detentori di un churchilliano "enigma avvolto da un mistero": perchè sono i primi a non capirlo, poichè esso è ben lungi dall' offrirsi loro: infatti non potrebbe, poichè esso è un segreto senza segreto.
E coloro fra di noi che fossero abbastanza commedianti da doversi pavoneggiare con un segreto inesistente onde alimentare ed emendare la loro scarsa autostima e credersi importanti e saccenti al cospetto degli specchi di casa, o magari per dare a credere agli altri di detenere un prestigio sociale che non hanno spruzzandosi dattorno l' aura dell' iniziato addentro alle incoffessabili et
secrete cose che essi stessi non sanno dacchè non ci sono, non si meritano altro che a frontale pieno l' epitaffio di Vauvenargues
* :
«I loro segreti sono tali solo perchè sono talmente meschini, che non varrebbe la pena di rivelarli a nessuno»E' la stessa presenza di un rituale che ci svela la prescrizione ad un uso elevato della coscienza. Per quale sinistro motivo altrimenti le Logge Madri nei paesi latini si chiamano
Grande Oriente, ed i quelli anglosassoni
Grand Lodge? Perchè non sono la casa di uomini banali, ma di uomini che hanno deciso di optare per un tentativo: dare la scalata alla Grandezza. L' assalto non è alla diligenza, l' assalto è alla Gloria!
Non v'è alcunchè di retorico nelle accezioni Massoniche di tali parole, poichè il compito della Istituzione è prometeico e le Sue dimensioni pionieristiche non possono mai farsi noiose finchè continuano a stare sull' avamposto, a presidiare l' ultimo promontorio della penisola, finchè continuano ad essere l' avanguardia sospinta sul liminare più pericoloso e remoto del possibile. E' difficile annoiarsi quando si è dei marines inviati a compiere una missione impossibile che però potrebbe grondare di allori; è invece possibilissimo annoiarsi quando si è delle truppe da sbarco sottoutilizzate e il nemico da ammazzare è il tempo, prima che lui alla fine ammazzi comunque tutti noi.
E' per questo tipo di movimentazioni che è costitutivamente fatta la Massoneria Operativa; data la Sua intrinseca vocazione alla Grandezza, non può che esserle inerente il ruolo di struttura cui elettivamente rivolgersi quando c'è da perseguire obbiettivi strategici prestigiosi, grandi, nobili, e difficili, che impegnano alcune tra le migliori e più elevate facoltà della coscienza umana e risorse della sua intelligenza. Si può riconoscere che non si è all' altezza di questo compito, ma
non si può reclamare che non sarebbe questo il compito.
Se si vuole essere degli affaristi, allora non si vuole essere dei Massoni; e se si vuole essere affaristi e Massoni, allora significa che si è scelto di non essere degli affaristi.
Perchè in questo caso vale davvero una dicotomia: o sarà in grande, o non sarà affatto. Per questo, infatti, per le cose in piccolo, per le cose da uomini dappoco incapaci di coordinare o concepire una Visione, o per uomini miscredenti oramai del tutto incapaci di credere in qualcosa, non c'è nessun bisogno della Massoneria se non che nel ramo degli equivoci tragicomici.
Nel dramma di un pianeta ancora popolato da nazioni disastrate, non potrà esserci una risposta (massonica) di carattere filantropico ad ogni problema del mondo. Sarebbe irrealistico postularlo, sarebbe utopistico prospettarlo, e non v'è sufficiente opulenza per consentirselo. Intendere la filantropia meramente in chiave econometrica appartiene all' approccio riduttivista, e non rivela la determinazione a risolvere i problemi, ma dichiara la rinuncia ad affrontarli sul serio. La pacificazione della coscienza non coincide con la salvezza dell' anima.
Ci sarà una filantropia migliore. O sarà in grande, o non sarà affatto: sinceramente, non riesco a vedere nulla di contro-iniziatico nell' ottimizzare l' intenzione egotica in modo da non renderla meramente parassitaria ma funzionale ad un contesto, ad un
windfall effect di ricadute benefiche. L' egoismo non va nè bandito nè temuto: l' egoismo va inquadrato.
Che tutte le Gran Logge del mondo convergano su una documentazione Operativa e un progetto comuni non altera la natura della Massoneria Universale (e men che meno a beneficio di pochi), ma la esalta (e senz' altro a beneficio di tutti).
Utilizzare la distribuzione capillare delle Logge sul territorio mondiale, far sì che la loro canalizzazione possa veicolare la distribuzione di una ottica di libero mercato e di sviluppo della Democrazia e del consenso, che possano convogliare tutto questo in quei paesi che sono sempre sull' orlo del disastro e del conflitto generalizzato proprio perchè gli sono estranei siffatti principii e strumenti di equilibrio; far sì che proprio anche grazie alle Logge possa maturare e crescere la dirigenza manageriale autoctona di altri paesi, non mi sembrano affatto compiti nè antimassonici nè indegni di guanti bianchi.
Al contrario, mi sembra che il vero mercimonio non sarebbe quello tra i putativi (e impossibili) profitti di Logge di varii Orienti, per cui una venderebbe prodotti (quali?) e incasserebbe denaro e l' altra comprerebbe prodotti e incasserebbe condizionamenti, ma quello tra un mondo che vende Democrazia e incassa stabilità geopolitica, e un mondo che acquisice Democrazia e incassa benessere collettivo anzichè bombe termiche, e che dà ai proprii figli la prospettiva di cavare frutti da una terra altrimenti sterile con il nobile sudore della propria fronte, anzichè quella di usare ferri roventi per cavare occhi maschili e femminili con il sadismo della propria psicopatologia. Sinceramente, non riesco a demonizzare il profitto quando la sua caratteristica non è quella di essere maleodorante, ma quella di scintillare: di Gloria, Grandezza & Geometria.
«Taluni dicono che Antonino non era virtuoso. Che era uno stoico testardo il quale, non contento di comandare agli uomini, voleva anche essere stimato da Loro; che attribuiva a sè stesso il bene che egli faceva al genere Umano; che in tutta la sua vita fu giusto, laborioso, e benefico per sola vanità; e che non fece altro che ingannare gli uomini con le sue virtù. E giunti a questo punto io esclamo : "Mio Dio! Cerca di mandarcene più spesso di simili farabutti!"» (Voltaire * ).Diceva Bertrand Russell
* di Talleyrand
* che egli "era un uomo che si poteva corrompere solo per prendere decisioni che egli aveva già preso": la Grandezza luciferina dell' intelletto non sta nel programma di coloro che si ripropongono di manipolare l' ideale onde asservirlo alle esigenze egoistiche del
particulare, ma nel programma di coloro che si ripropongono di manipolare le istanze egoistiche onde asservirle al trionfo dell'
ideale - il che fa anche tanto "
Les Liaisons Dangereuses", non trovi anche tu?
Ciò non è dichiarato in quanto sarebbe auspicabile che l' assetto del Massone operativo fosse questo, ma solo al fine di chiarire in modo finale e in senso
completamente ostile a tutti i cinismi ed al loro gareggiare nella raffinazione delle strumentalizzazioni, che astuzia per astuzia, narcisismo per narcisismo e mefistofelico per mesfistofelico, allora questo capovolgimento di prospettiva e di pregiudizio sarà sempre e comunque un gradino sopra i loro intrighi e le loro macchinazioni: sarà sempre e comunque
il mefistofelico+0,1.
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